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Cold War - Recensione

Opera dal grande impatto stilistico e formale, Cold War di Pawel Pawlikowski è un racconto dalle tinte epico-drammatiche di un amore che cerca l'eternità nell'Europa post bellica

Nelle campagne della Polonia appena emersa dal dramma della Seconda Guerra Mondiale, la compagnia di ballo e canto popolare Mazurka si pone l’obiettivo di rilanciare le tradizioni popolari in ottica patriottica-internazionalista: in un grande palazzo che lascia intravvedere lo splendore del passato e le miserie del presente la compagnia trova la sua sede e qui si incontrano Wiktor, il direttore d’orchestra, e Zula una giovane cantante dal carattere fermo e dalla grande personalità. Wiktor ha girato il Paese col suo registratore per raccogliere le canzoni popolari, soprattutto quelle contadine, Zula viene da un passato orribile nel quale le dicerie raccontano che abbia ucciso il padre-violentatore. Tra i due, esempio di classi sociali agli antipodi, scatta un amore intenso, che si nutre delle loro diversità e del loro amore per l’arte. In una tournée a Berlino Est Wiktor e Zula progettano di fuggire in Occidente per poter vivere il loro amore in maniera libera e priva di condizionamenti, ma nel momento cruciale la ragazza rinuncia a scappare e Wiktor si ritrova da solo nella splendente Parigi, esempio della rinascita di quell’Europa che sta al di qua della cortina di ferro.
Tra incontri furtivi in territorio neutro, riavvicinamenti e distacchi, la storia d’amore tra i due continua però a rimanere in piedi finché Zula finalmente decide di tagliare i ponti col suo Paese e di raggiungere Wiktor a Parigi, dove lui nel frattempo partecipa attivamente alla frenetica vita culturale e musicale che anima la capitale francese. Quando sembra che finalmente il rincorrersi sia giunto al suo termine Zula, nonostante i successi ottenuti come cantante, delusa forse dalla scintillante vita dell’Occidente che ha inghiottito irreparabilmente il suo grande amore, decide di tornare in Polonia, dando il là all’eroico, drammatico finale di un amore che per 15 ha cercato di diventare qualcosa di eterno.
Dedicato con grande tenerezza ai propri genitori, le cui vicende in parte si riconoscono nella storia, Cold War di Pawel Pawlikowski è il racconto a tinte epico-drammatiche di un amore che nasce sulle rovine della guerra e si distende per tutta l’Europa in fermento e in piena rinascita, con lo sfondo tenebroso della guerra fredda.
La prima parte del film è decisamente la più convincente, sia per la sua accurata ricerca musicologica e antropologica, sia per la schiettezza con cui viene trattato l’inizio del grande amore tra Zula e Wiktor: c’è molto dello spirito polacco nel racconto di come i due inizino la loro relazione sullo sfondo di un Paese che tenta faticosamente di lasciarsi alle spalle i disastri bellici. Nella seconda parte, quando la storia diventa un rincorrersi tra i quattro angoli dell’Europa, tutto sembra banalizzarsi, quasi a voler ridurre i toni a quelli di un melodramma popolare. Da questa scelta ne deriva che molti aspetti che pure potrebbero trovare spazio nella seconda metà del film (il legame con la madrepatria, la delusione per l’Occidente sfarzoso e luminoso, il lato artistico-musicale) restano su un livello troppo superficiale senza essere sviluppati a dovere, in favore di scelte un po’ troppo sbrigative quale quella di connotare i periodi con l’immancabile accompagnamento musicale tipico (jazz, rock, canzone d’autore). Se è vero che il finale fa ritornare i canoni del racconto su quelli più simili alla prima parte, nel complesso, dal punto di vista narrativo, Cold War presenta quindi qualche tratto non pienamente convincente.
Dal punto di vista formale però, il lavoro di Pawlikowski può essere perfettamente sovrapposto in quanto a bellezza tecnica al ben più valido Ida: stesso bianco e nero, stesso formato 4:3 e stessa fotografia neutra che concorrono a confezionare una opera visivamente affascinante e potente, che emana una bellezza estetica che è il marchio della cifra stilistica del regista.
Joanna Kulig e Tomasz Kot sono bravi nel rappresentare nel corso di 15 anni la personalità dei due protagonisti. In particolare la Kulig possiede una presenza scenica - che si esplica anche nel canto - degna di nota.

Cold War fa parte della short list dei film candidati all’Oscar come miglior film straniero e, visto la messe di premi racimolati, compreso il premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2018, ci sono buone probabilità che Pawlikowski possa doppiare il trionfo ottenuto con Ida del 2015.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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