Venezia 82: giorno 3. Cronache di cinema e molto altro
- Scritto da Davide Parpinel
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È incredibile come George Clooney, attore e star del cinema statunitense, nonostante i quasi 30 anni di super notorietà, riesca ancora a sconvolgere il Lido di Venezia a ogni suo passaggio alla Mostra del Cinema. Ieri non si è fatto vedere alla conferenza stampa ufficiale di Jay Kelly, film in Concorso diretto da Noah Baumbach, a causa di una sinusite. I più maligni hanno insinuato che non volesse prestarsi a rispondere alle domande dei giornaliste non solo su quanto stia accadendo in Palestina, ma anche sull’amministrazione Trump (Clooney è un sostenitore molto influente del Partito Democratico statunitense). Ieri sera però quando è comparso sul red carpet del Palazzo del Cinema la folla è impazzita. È apparso splendido e molto sorridente affiancato dalla moglie Amal Ramzi Alamuddin, anch’essa super sorridente e molto bella. Dal momento in cui è sceso dall’auto, l’attore ha assolto al ruolo di mattatore che gli si addice ogni volta che viene a Venezia, mentre la moglie tentava di tenerlo buono per il photocall. Clooney è corso dal pubblico, quasi immergendosi, ha concesso le interviste di rito e si è prestato agli obiettivi dei fotografi sfoggiando con le sue espressioni migliori. Poi, dopo la proiezione di Jay Kelly in Sala Grande ha raccolto personalmente gli applausi della sala, rubando la scena alla timidezza cronica di Baumbach e anche a un istrione come Adam Sandler. Il film non ha entusiasmato nessuno e anzi si poteva pensare che considerando il cast molto nutrito (oltre agli attori sopracitati nel film recitano anche Laura Dern, Billy Crudup, Greta Gerwig, Alba Rohrwacher, tra gli altri) il film poteva anche essere inserito nel Fuori concorso. Comunque, tornato a George Clooney il suo passaggio è riuscito a oscurare nella memoria collettiva il red carpet precedente di Bugonia che ha proposto oltre alla sfinge Lanthimos che sorride poco e assomiglia sempre più al personaggio di Leon nel film omonimo di Luc Besson, anche Jesse Plemons, Alicia Silverstone e Emma Stone. Come sempre l’attrice statunitense si è mostrata molto disponibile a raccogliere il delirio dei fan e il plauso della folla. Nessuno però riesce a battere in popolarità, delirio, urla dei fan il mitico George!
Alla conquista del Lido. Abbandono per oggi i miei racconti dal vaporetto (anche se volevo riportare una divertente litigata a distanza tra il capitano del battello e un tassista in piena laguna, sembra per questioni di velocità di quest’ultimo. Non ho capito molto di quello che si sono detti, se non le notevoli imprecazioni da una parte e dell’altra). Insomma, abbandono le mie storie dal vaporetto, per raccontarvi invece dell’autobus del Lido. L’azienda di trasporti veneziana metta a disposizione da alcuni anni un autobus che procede da S.M. Elisabetta, l’approdo del Lido, al Palazzo del Cinema. Gli autobus sono continui, ne parte uno e ne arriva subito un altro, e non conoscono bene gli orari di inizio e fine, ma sembra che si regolino sugli orari delle proiezioni. Sbarco dal vaporetto, quindi, e ogni mattina predo questo bus che ha l’aria condizionata e anche se pieno, a volte stracolmo, rimane comunque un mezzo di passaggio comodo. Più volte nel corso di questi anni, ho percorso a piedi la stessa distanza a piedi e nonostante la parte del Lungomare sia all’ombra e riparata dai molti pini marittimi, rimane un tragitto lunghissimo. Quando non prendo il vaporetto dall’imbarcadero posto nel retro del Palazzo del Cinema, usufruisco di questo autobus e da quando è presente, ogni volta, e ripeto e sottolineo ogni volta, che svolto da Via Dardanelli e imbocco Via Marcello dove in fondo è posizionato l’autobus in sosta, appena giro l’angolo, lo vedo partire. È così da sempre! Vi giuro che non ho mai svoltato l’angolo e abbia visto l’autobus fermo in attesa di partire. C’è una sorta di asincronia cosmica tra me e quell’autobus che appena sa che sto per arrivare, parte, sbeffeggiandomi palesemente perché parte nell’esatto momento in cui lo vedo. È vero che dopo 2 minuti ne arriva e ne parte un altro, però vederlo prendere la strada mi crea ogni volta una forte risata isterica.
Che si dice in giro. Il Lido è ancora ostaggio di Werner Herzog, come è giusto che sia. Quando c’è un immenso regista, bisogna sfruttare ogni singolo momento per carpirne ogni sua parola. Ieri ha tenuto la masterclass che svolgono tutti i Leoni d’oro alla Carriera. Tra gli aneddoti sui suoi film e le spiegazioni sul suo cinema, il regista ha anche illustrato alla platea come beffare i dittatori. Il regista tedesco, a tal proposito, ha affermato: «Una delle cose più importanti che insegno nella mia scuola di cinema è falsificare documenti». Herzog si riferiva a come riuscire a filmare nei Paesi in cui vige un regime dittatoriale in quanto questi solitamente non concedono i permessi per fare entrare le troupe. Ha corredato questo discorso mimando la fuga da un tentativo di arresto. Grande Herzog! Venendo a questioni più cinematografiche, oggi è stato il giorno di After The Hunt di Luca Guadagnino. Per quanto non abbia particolari avversioni contro il regista di cui apprezzo anche molto la diplomazia con cui riesce a rispondere alle domande più spinose, non capisco perché la Mostra stessa, nonché i giornali, abbiano dedicato notevole spazio a promuovere questo film che è collocato Fuori concorso (ricordo per volontà della produzione Amazon-MGM). Oggi in Concorso sono stati proposti i film di Valérie Donzelli, Á pied d’ouvre e No Other Choice di Park Chan-wook che dovrebbero ricevere maggiori attenzioni. Forse il super cast di Guadagnino, composto da Julia Roberts, Andrew Garfield, Ayo Edebiri, Michael Stuhlbarg e Cloë Sevigny, riscuote maggiore attenzione del pubblico, rispetto ai film che concorrono per il premio ufficiale. Anzi quasi certamente è così. Quindi, dopo il Sorrentino-day, il Clooney-day, oggi è il Guadagnino-day. Per quanto riguarda, invece, le questioni più inerenti al Concorso, il film di Nemes, Orphan, non ha conquistato molto i giornalisti, soprattutto italiani, ma si vocifera che invece abbia conquistato la giuria. È ancora presto però, per capire quante chance abbia il regista ungherese di aggiudicarsi un premio con il suo film.
E il cinema? Eccolo! Il giorno 3 lo dedico solamente a No Other Choice di Park Chan-wook. Se volete capire il suo cinema, prima che vi parli di questo film, vi consiglio la puntata del podcast di linkinmovies.it, La Luce del Cinema a lui dedicata che trovate qui. Personalmente, ma so che anche il resto della redazione la pensa come me, sono molto contento che il maestro coreano sia presente alla Mostra del Cinema. Dopo il capolavoro di Decision To Leave, questo suo ultimo lavoro è circa allo stesso livello, ossia un filmone. La nascita di questa pellicola è stata perigliosa per il regista, perché ha affermato in conferenza stampa, che è dal 2009 che aveva in mente di girarlo. La storia è tratta dal libro di Donald Westalke dal titolo The Ax che è già stato adattato per il cinema dal sommo Costa-Gàvras con il film Le Couperet (Cacciatore di teste). Park viene subito dopo, perché ha dovuto trovare molti soldi per poter realizzare la sua idea, come lui stesso ha detto in conferenza stampa. No Other Choice parla di Man-Soo che conduce una vita molto soddisfacente sia al lavoro, è ispettore di produzione in una cartiera da 25 anni, che in famiglia all’interno di una casa immersa in un bellissimo e rilassante contesto naturalistico. Quando viene licenziato a causa di un passaggio di proprietà (l’azienda è venduta a un gruppo statunitense), gli crolla il mondo addosso. Reagisce poco e male alla nuova condizione di vita, facendo lavoretti e saltando di colloquio in colloquio, fino a quando decide di eliminare fisicamente gli altri pretendenti a un posto di lavoro in una nuova cartiera. Non è il Park della trilogia della Vendetta (Mr. Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta) quindi efferato, spietato, gelido nell’illustrare il processo di vendetta; anzi in questo ultimo film la violenta rivalsa di Man-soo (interpretato dal vecchio attore coreano Lee Byung-hun che aveva già collaborato con il regista per Joint Security Area e Three… Extremes) appare grottesca, ironica e comica per l’incapacità dell’uomo di uccidere, nonostante la rabbia. Il film, infatti, parla di ingiustizia e mostra una guerra tra poveri che mette l’uno contro l’altro dei miseri uomini la cui unica volontà è lavorare; questi, però, sono incapaci di usare la forza della prevaricazione e di cercare la giustizia in maniera diretta e per questo in molte scene si ride, amaramente e a denti strettissimi. Non ci sono momenti di stasi nella narrazione e la storia procede non con grandi innovazioni narrative, ma con sequenze girate con una maestria tale che il pubblico non ha il modo di distrarsi. Se voglio trovare un difetto, che è proprio insignificante, è forse lo scarso utilizzo di movimenti della macchina da presa rispetto alle pellicole precedenti, che in No Other Choice lasciano il posto a primissimi piani, utili a inquadrare la disperazione. Il film pertanto si configura come un thriller e come una storia ultra contemporanea con delle scene incredibili, delle costruzioni visive che rapiscono l’attenzione del pubblico. Insomma, a mio parere, il nuovo film di Park Chan-wook è un grandissimo film.
Altro ancora (più brevemente)
- Già da queste primissime proiezioni, è scattato il concorso che si svolge in tutti i festival del cinema: chi ha ricevuto più minuti di applausi durante le proiezioni ufficiali? Leggo in giro e sui social che Jay Kelly ha raccolto 6 minuti di applausi; La Grazia 8 minuti; Bugonia addirittura quasi 9 minuti. Perdonatemi, ma sono numeri completamente a caso. E ve lo dico per esperienza avendo partecipato a numerose proiezioni con il cast in sala nei festival che ho girato. La fine della proiezione è sempre seguita da molti applausi, ma non per interi e lunghi minuti. C’è la musica finale del film che invade la sala, tutti si alzano e più che altro per un bel po’ di tempo si crea una gran confusione riempita dai sorrisi e dai gesti di attori e registi. Ma non ci sono applausi per 9 minuti!
- Il Ciak in Mostra anche quest’anno accompagna il pubblico degli accreditati. È la rivista ufficiale della Mostra che gli accreditati ricevano anche via mail. Rimane nel corso degli anni un buono strumento conoscitivo sui film della giornata, per le sinossi proposte, oltre a informare sulle attività parallele svolte durante le proiezioni, incontri, masterclass, conferenze stampa, aperitivi. Quest’anno si è dotato anche di un simpatico cruciverba sul cinema che ho visto fare da molti poco prima della proiezioni.
Sotto la pioggia, inizia il fine settimana e arriva il grande pubblico. Anche nel Concorso si comincia a fare sul serio! A domani!
Crediti fotografici.
Foto 1. Aleksander_Kalka__La_Biennale_di_Venezia_-_Foto_ASAC___4_
Foto 2. Jacopo_Salvi_La_Biennale_di_Venezia_-_Foto_ASAC___5_
Foto 3. Jacopo_Salvi_La_Biennale_di_Venezia_-_Foto_ASAC___2_
Foto 4. NO_OTHER_CHOICE__-_Official_Still__2_
Foto 5. J._Salvi__La_Biennale_di_Venezia_-_Foto_ASAC_

Davide Parpinel
Del cinema in ogni sua forma d'espressione, in ogni riferimento, in ogni suo modo e tempo, in ogni relazione che intesse con le altri arti e con l'uomo. Di questo vi parlo, a questo voglio avvicinarci per comprendere appieno l'enorme e ancora attuale potere di fascinazione della settima arte.