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Far East Film Festival 2018: incontro con Johnnie To

Dalla prima edizione a oggi. Johnnie To racconta il suo forte legame con il Far East Film Festival, che per festeggiare il suo ventesimo anniversario ha promosso il restauro di Throw Down, uno dei capolavori del regista hongkongese

Johnnie To e Udine, una lunga storia d’amore. Dalla prima edizione del Far East Film Festival, con la vittoria di A Hero Never Dies, alla ventesima, chiusa con la prima mondiale della versione restaurata in 4K, su iniziativa del Feff con il laboratorio L’immagine ritrovata di Bologna, di Throw Down. Nel mezzo l’omaggio del regista hongkongese alla città scelta come set per alcune riprese di Yesterday Once More e quello degli organizzatori che nel 2012 hanno voluto assegnargli il Gelso d’oro alla carriera. Insomma un legame davvero speciale quello di Johnnie To con il festival friulano, il primo al quale ha partecipato in Europa. Dove ovviamente in seguito è tornato più volte, e non solo a Udine, circondato da un interesse sempre maggiore per il suo cinema. “Ricordo ancora bene la primissima edizione del Far East. Le proiezioni in un posto abbastanza piccolo, non come questo bellissimo teatro. Rapidamente il festival è cresciuto tanto, diventando sempre più significativo per lo spazio che dà a film di tanti paesi asiatici”.

Il viaggio nella memoria continua con le domande su Throw Down, restaurato dal Feff. “Sono molto onorato del fatto che ci siano persone interessate a investire tempo e risorse per restaurare un mio vecchio lavoro. Per renderlo migliore, più fruibile al pubblico”. Un film che ha un posto importante nel cuore di Johnnie To, “è sicuramente uno dei miei preferiti tra quelli che ho fatto”, e degli appassionati. A ogni visione coinvolge ed emoziona la storia con protagonista Louis Koo, scelto, racconta il regista, “perché aveva le caratteristiche giuste per il personaggio, e poi all’epoca era economico e seguiva le mie istituzioni senza lamentarsi mai” (ride). L’attore interpreta Szeto, ex campione di judo ora depresso e alcolizzato che vivacchia gestendo un bar, il cui destino si incrocia con quello dell’aspirante cantante Mona e dell’esuberante judoka Tony. Rialzarsi dopo la caduta, “all’epoca a Hong Kong c’era una sorta di depressione generale causata dall’epidemia influenzale (la Sars) e volevo anche mandare un messaggio alla popolazione”, questo il senso che racchiude una storia sviluppata con una narrazione libera (e al riguardo To sottolinea come iniziò le riprese con una sceneggiatura incompleta) ma che non soffre minimamente di mancanza di organicità. Magnifico collante è la regia che mette in fila una dietro l’altra sequenze memorabili. Dalla corsa per strada con le banconote perse nella fuga al duello finale nel canneto con il quale chiude il dichiarato omaggio a Sugata Sanshiro di Akira Kurosawa, “the greatest filmmaker” come si legge prima dei titoli di coda. Nel 2004 il film fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, con direttore allora Marco Muller, presente a Udine per il talk con Johnnie To organizzato a poche ore dalla visione di Throw Down. “Devo confessare che rimasi un po’ deluso, frustrato, quella volta a Venezia, perché ci fu uno spostamento della proiezione a tarda notte e il pubblico forse per quello non fu molto numeroso. Poi, però, Marco mi fece contento organizzando un incontro con Tarantino”.

Dal passato la chiacchierata si sposta sul futuro quando il discorso abbraccia il Fresh Wave International Short Film Festival di Hong Kong, organizzazione fondata nel 2005 da Johnnie To che continua a finanziare la realizzazione di cortometraggi di giovani registi. Alcuni presentati anche al Feff. “Sentivo la necessità di restituire qualcosa all’industria cinematografica di Hong Kong e il modo migliore era condividere la mia esperienza con i registi emergenti. La mia idea è stata sostenuta, il progetto si è ampliato e ha portato alla produzione anche di lungometraggi”. Nuova linfa per il cinema hongkonghese che appare sempre più legato alla Cina continentale. “Negli ultimi dieci anni c’è stato un significativo processo di integrazione e in futuro credo che le due industrie si avvicineranno ancora”.
La visione aperta di To di fronte alle novità si rintraccia anche quando si trova a rispondere su Netflix: “Ho visto che ci molte serie tv asiatiche, e anche film. È una tendenza per il futuro che secondo me dovremmo abbracciare, senza opporci”. Per il suo di futuro Johnnie To, che alla domanda sul possibile terzo capitolo di Election dice di averlo girato in testa almeno tre volte, ha le idee chiare: “Vorrei, arrivato a 65 anni, concentrarmi soltanto sulla regia, passare a nuove generazioni il testimone della leadership della Milkyway Image”. La casa di produzione fondata con Wai Ka-Fai, “amico e mentore” sottolinea il regista, che ha rivoluzionato il cinema di Hong Kong. Un marchio di grande stile cinematografico. Stile che nel caso Johnnie To comprende anche l’immagine personale. Sempre curata, elegante, professionale. “Beh, mi trovo spesso con attori bellissimi e non voglio fare brutta figura”, chiude sorridendo il maestro, dando appuntamento a nuove edizioni del Far East Film Festival. Ormai casa sua.



Fabio Canessa

Viaggio continuamente nel tempo e nello spazio per placare un'irresistibile sete di film.  Con la voglia di raccontare qualche tappa di questo dolce naufragar nel mare della settima arte.

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