Extra festival ed eventi: speciali, interviste e approfondimenti

Ti trovi qui:HomeFestival ed eventiExtra festivalVenezia 75, il diario di bordo: live blog giornaliero dal Lido

Venezia 75, il diario di bordo: live blog giornaliero dal Lido

La cronaca in presa diretta degli inviati di LinkinMovies.it alla 75esima Mostra del cinema di Venezia: giorno per giorno vi racconteremo le reazioni ai film, gli incontri ravvicinati con le star e non solo, le ‘scorribande’ tra l’Hotel Excelsior e la cittadella del cinema, insomma tutto ciò che accade sull’isola cinemaniaca per eccellenza. Stay tuned!

Sabato 8 settembre: Day 11

Ora tocca alla giuria. Guillermo Del Toro & Co. hanno un bel compito in quanto a nostro giudizio non c'è stato un film che ha rotto gli equilibri e il concorso di Venezia 75 si è stanziato sulla sufficienza. Solo Acusada e The mountain hanno raccolto scarsi consensi. In questo standard medio comunque cerchiamo di metterci nei panni della giuria. La nostra proposta considera il gusto di Del Toro, qualche elemento extra cinema, come tematiche politiche e sociali, e quella vecchia volpe di Alberto Barbera. Il caro direttore infatti ogni anno a introduzione della conferenza stampa di apertura inquadra la Mostra dandole un indirizzo. Nel 2013 vinse Sacro Gra di Gianfranco Rosi e Barbera parlò di una Mostra attenta al documentario; quando vinse Lorenzo Vigas con Ti guardo, invece, era l'anno del cinema sudamericano (in quelll'edizione, non scordiamo anche il Leone d'Argento per la regia a Pablo Trapero con Il Clan). Il tema di quest'anno, a detta del direttore, sembra il cinema di genere. Alla luce di ciò qui di seguito i titoli, tre titoli per categoria.

Ah, ultima cosa. Ieri abbiamo visto Carlos Reygadas e moglie lasciare l'Hotel Excelsior scortati da una valigia enorme. Pare abbiano lasciato il Lido, quindi nessun premio si prefigura per Our Time. Le sorprese, però, sono sempre ben accette.

Leone d'oro per il miglior film:

Suspiria di Luca Guadagnino;

The sisters brothers di Jacques Audiard;

The ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen.

Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria:

22 July di Paul Greengrass;

Roma di Alfonso Cuaron;

The favourite di Yorgos Lanthimos.

Leone d’Argento - Premio per la migliore regia:

Sunset di Laszlo Nemes;

Vox Lux di Brady Corbet;

Suspiria di Luca Guadagnino.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile:

John C. Reilly;

Willem Defoe;

Matthias Schoenaerts.

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile:

Olivia Colman;

Aisling Franciosi;

Juli Jakab.

Premio per la migliore sceneggiatura:

Olivier Assayas per Doubles vies;

Jacques Audiard per The Sisters brothers;

Deborah Davis, Tony McNamara per The favourite.

Premio Speciale della Giuria:

The nightingale di Jennifer Kent;

What you gonna do when the world's on fire? di Roberto Minervini;

22 July di Paul Greengrass.

Venerdì 7 settembre: Day 10

Oggi cari lettori non vi aspettate cronache mirabolanti e imprese cinematografiche degne dei più accaniti cinefili. Oggi è una giornata conservativa in cui per noi è necessario tirare le fila del nostro lavoro giornalistico. C'è da dire che il programma non offre granché. A parte il film di chiusura Driven di Nick Hamm (fuori concorso) e qualche spunto da Orizzonti, non c'è molto da vedere.

Cerchiamo comunque di restare sempre sul pezzo! Il nostro obiettivo oggi, infatti, non è prettamente cinematografico, ma più di colore: dobbiamo riuscire a farci una selfie con la divina Yu Aoi, protagonista di Killing di Tsukamoto. Sarà difficile perché sappiamo che ieri si è concessa con il contagocce ai suoi fan. Noi ci riusciremo!

12.30: primo aggiornamento sulla missione “selfie con Yu Aoi”. Appostati all’Hotel Excelsior in attesa della comparsa dell’attrice in partenza per la conferenza stampa di Killing, dopo una lunga attesa, l’abbiamo vista, ma siamo stati rimbalzati senza appello. Non demordiamo! 

13.00: conferenza stampa di Killing. L'urgenza che ha spinto il regista a girare questo film è stata interrogarsi sul perché alcuni giovani oggi desiderino avvicinarsi alla guerra. Se fossero vissuti nel periodo Edo, periodo storico di riferimento del film in cui uccidere era una prassi consolidata, sarebbero stati capaci davvero di uccidere? Per questo Tsukamoto ha voluto raccontare una storia di samurai la quale meglio di altre può descrivere la sua crescente paura della guerra. Il regista continua affermando che in giapponese il titolo è "Zan," con la virgola. Questo segno verbale è per lui come il taglio della spada dei samurai che trancia tutto di netto. Ultima annotazione: Tsukamoto è un noto amante del cinema di David Cronenberg. Qui a Venezia si sarebbero potuti incontrare, ma il regista giapponese non ha avuto il coraggio di avvicinarlo, perché per lui è veramente un maestro. Ah, dimenticavamo. In conferenza stampa era presente anche Yu Aoi, ma non siamo riusciti ad avvicinarci. Sembra proprio che non abbia alcuna voglia di fare autografi, né foto. 

16.30: The trial di Sergei Loznitsa ripropone le immagini originali di un processo contro il "partito industriale" nella Russia stalinista. L'opera di montaggio del regista ucraino è ben riuscita, perché dimostra realmente il concetto di "dittatura" e "consenso popolare indotto".

17.00: red carper di Killing. Yu Aoi firma autografi. Non è giusto! Tra noi e lei c'è una barriera umana corposa che ci impedisce anche la visuale. Siamo riusciti a cogliere questo piccolo scatto.

19.30: abbiamo terminato la visione di Manta Rey del regista thailandese Phuttiphong Aroonpheng, inserito in Orizzonti. Il regista dimostra di avere personalità con in mano la macchina da presa, ma deve girare storie un po' più lineari. Diciamo che questa è alquanto criptica.

Alle 21 andremo a vedere la versione extended cut di The tree of life di Terrence Malick. Ne usciremo a mezzanotte, per questo con voi è giunto il momento dei saluti. Domani aggiorneremo questo liveblog scrivendovi una possibile lista di premiati, secondo il nostro punto di vista, per poi attendere i premi ufficiali.

In totale abbiamo visto circa 25 film, per un totale di 2960’ che fanno 50 ore in sala ossia più di 2 giorni di film!

Grazie a tutti voi per le numerosissime letture di questa folle cronaca di nevrotici giorni. Ci rivediamo a Venezia 76. A presto!  

Giovedì 6 settembre: Day 9

08.00: oggi siamo più trafelati del solito. Sulla carta è l'ultimo giorno di Mostra perché domani c'è ben poco se non qualche film che ci siamo persi per strada. Con oggi, inoltre, si chiude il Concorso. Nell'ordine guardiamo Capri-revolution di Mario Martone (Concorso); Shadow di Zhang Yimou (Fuori Concorso); Killing di Shinya Tsukamoto (Concorso) e da valutare Process (The Trial) di Sergei Loznitsa e Three anventures of brooke di Yuan Qing (Giornate degli Autori). Poi ci sarebbe da seguire la consegna del premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker a Zhang Yimou alle 22 in Sala Grande. Valutiamo.

10.30: Capri-Revolution è evanescente. A Capri poco prima dello scoppio della Prima guerra una ragazza è indecisa se vivere con la sua famiglia, incastrata in tradizioni retrogadi, o scegliere l'anticonformismo di un gruppo di uomini e donne che vivono contemplando l'arte. Il film nel confronto tra materialità e spiritualismo non prende mai una posizione chiara e Capri sembra funzionare solo come cornice e non come la protagonista reale. Potrebbe infatti, esserlo considerando che tutte le vicende le ruotano attorno, ma Martone preferisce focalizzarsi su Lucia, interpretata da Marianna Fontana, di cui però a tratti se ne dimentica in favore di scene dal vago sentore ascetico e spirituale. Un piccolo passo falso per il regista di Noi credavamo e Il giovane favoloso.

13.15: la prova convincente,invece, la propone Zhang Yimou (come se avesse avuto bisogno di conferme). Shadow è una pellicola con storia, estetica, regia e significato che poteva tranquillamente trovare posto nel Concorso.

14.00: conferenze stampa (come sempre relazionate in ordine schematico).

The Nightingale: presenti la regista Jennifer Kent e gli attori Aisling Franciosi, Baykali Gannmbarr, Sam Clafin. Le loro osservazioni si sono concentrate sulla grande importanza di questa pellicola per l'Australia e la sua storia in particolare dall'ottica della segregazione degli aborigeni. Per questo la possbilità di essere a Venezia è stata molto ben accolta. La regista, inoltre, conferma che il tema della ricerca della gentilezza in un mondo segnato dalla violenza è il tema principale.

Shadow: il tema del sosia politico, la possibilità che ci possa essere un sostituto di un regnante che vive nell'ombra ha sempre affascinatono Zhang Yimou, anche considerado che tale punto di vista non è mai stato indagato nella storia del cinema cinese. Ha sentito quindi la necessità di fare questo film per questo motivo e anche perché in Cina c'è ancora molta attenzione all'antichità, alla storia che continua a tramandarsi anche grazie al cinema. Per il futuro, aggiunge il regista Leone d'oro, desidera portare avanti una doppia indagine cinemtografica: i wuxia da un lato e le storie di umanità che hanno segnato il suo cinema.

19.15: dopo un salutino in sala stampa a colleghi e fotografi siamo andati a vedere Three adventures of Brooke di Yuan Qing delle Giornate degli Autori. Il film è davvero poca cosa e uno dei debutti cinematografici più noiosi della storia. Con echi a Hong Sang-soo e Eric Rohmer le pellicola propone le avventure di una ragazza cinese in un paesino della Malaysia in un lento processo di acquisizione personale. Regista rimandata a cui consigliamo di azzaradre un po' di più per la sua seconda regia.

19.30: mentre passeggiamo verso l'Hotel Excelsior incontriamo Shinya Tsukamoto che accompagnato da un cappello di paglia e da un paio di Adidas cammina indiscreto, prima di incontrare un folto gruppo di suoi fan (tra cui noi!).

21.10. Killer di Tsukamoto chiude il concorso di Venezia 75. Un film compatto, chiaro con molto sottotesto da sviscerare. Per qualche parola in più vi rimandiamo alla guida.

22.00-22.30: entriamo e usciamo dalla Sala Grande per la la consegna del premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker a Zhang Yimou. Prima abbiamo visto il tappeto rosso in cui il maestro e gli attori si sono concessi con molta felicità al folto pubblico del red carpet. Poi l'ingresso in sala e la consegna del premio. Nel discorso Zhang Yimou ha espresso tutto il suo amore per la Mostra che non solo gli ha regalato molti premi, ma anche un calore unico che si amplia ogni volta che torna. Grazie a lei Maestro, per le bellissime immagini e storie che ha consegnato a noi e al cinema nel corso della sua carriera.

Mercoledì 5 settembre: Day 8

08.00: mentre ci avviciamo al Palazzo del Cinema, percepiamo che la Mostra del Cinema 2018 è giunta nella sua fase di chiusura. Mancano tre giorni e quattro film alla fine del concorso.

09.00: il primo film della giornara è Magic Lantern del vecchio combattenete del cinema Amir Naderi (sezione Sconfini). È uno spirito vitale e ha una forza sovraumana il regista iraniano che personalmente saluta con calore tutti noi in fila prima dell'accesso in sala.

10.30: abbandoniamo prima della fine il film di Naderi, perché alle 10.50 inizia 22 July di Paul Greengrass (in concorso). Diciamo che nonostante l'entusiasmo e nonostante il personaggio la pellicola di Naderi non sembra essere una delle sue migliori. Chi scrive questo live blog non può restituirvi un punto di vista preciso, proprio per la visione parziale del film. Rimandiamo il giudizio ai colleghi che si occupano della Guida ai film. 

13.15: 22 July ci ha piacevolmente sorpresi. Il tema della pellicola è la strage compiuta da Anderd Behring Breivik il 22 luglio 2011 in Norvegia in cui ha ucciso settantasette persone. Il punto di vista di Greengrass è apprezzabile in quanto si mantiene sulla cronaca, pur proponendo una storia e un punto di vista che non sconfina mai nel patetico. Possibile Leone d'oro per la tematica affrontata?

17.15: siamo seduti in sala Casinò per gustarci un classico della sezione Venezia Classici: La volpe folle di Tomu Uchida. Film in concorso alla Mostra del Cinema del 1962, come sottolienato dall'introduzione di Elena Pollacchi, risplende dopo il restauro condotto dalla casa di produzione giapponese per cui lavorava il regista.

19.20: corriamo verso la sala Darsena per la proiezione di The Nightingale, di Jennifer Kent film in Concorso. Il film di Uchida? Una grande pellicola che gioca con l'attenzione di chi guarda sia per il suo percorso narrativo sia visivamente al fine di restituirgli la magia della volpe folle.

21.45: ci sentiamo un po' ingannati da Jennifer Kent. Ennesimo film di questa Mostra classificabile nel "vorrei ma non ho troppo coraggio". Parte molto bene raccontando le angherie e le morti subite da una donna irlandese prigioniera degli inglesi nell'Australia dell'Ottocento. Poi si spegne piano piano, fino a lasciare un dubbio nello spettatore: il tema è la vendetta della donna protagonista o la folle segregazione degli inglesi nei confronti degli aborigeni?

Basta ora. Andiamo alla festa di Ciak!

 Martedì 4 settembre: Day 7 - seconda parte

Ci dovete scusare. Chiediamo scusa a tutti i numerosi lettori di questo appassionato racconto dalla Mostra del Cinema 2018 se ieri pomeriggio non avete avuto più nostre notizie. Non ci siamo dimenticati di voi, né di relazionarvi quanto accade in riva al Lido.

A nostra discolpa possiamo dire che ieri pomeriggio ci siamo concessi una pausa dalla sala stampa, dal nostro computer e da tutto quello che riguarda la Mostra, versante copertura giornalistica. Ci siamo concessi un paio di ore a spasso per il Lido, sia per una rigenerazione personale, sia perché la Mostra è anche molto altro oltre il cinema, che comunque ne rimane il valore fondamentale. Prima di tornare in sala per guardare i quasi 180' di Our Time di Carlos Reygadas abbiamo appunto fatto due passi e ci siamo gustati il red carpet di Vox Lux. È sempre interessante osservare le sfilate di attori, registi e ospiti dal lato del pubblico, perché si respira un gran calore e una grande enfasi. A testimonianza qui a fianco potete trovare uno scatto rubato tra le braccia tese e gli smartphone di Natalie Portman intenta a firmare qualche autografo.

Lasciamo la folla inferocita che urla: "Natalie, Natalie" e andiamo verso la sala Darsena per la visione Our time.

22.30: usciamo dalla visione della pellicola di Reygadas. Discutiamo tra noi, perché il film affronta un tema interessante (come vivere un rapporto coniugale), ma ci sembra un tantino opportunista e superficiale. Dormiamo e rimandiamo i nostri giudizi alla Guida.

 

Martedì 4 settmebre: Day 7

08.00: oggi accomuliano un bel po' di minutaggio (spero che La Biennale ci conferisca un piccolo riconoscimento per tanto sfrozo). Vox lux, 110'; Never look away 188'; Our time 173'. Quanto fa in totale?

10.30: Vox Lux ci lascia perplessi. Il film prende in esame la drammaticità di alcuni eventi dal 1999 al 2017 in America attraverso il personaggio di Celeste. La ragazza da adolescente è stata vittima di un attentato avvenuto nella sua scuola, per poi divenire una stella del pop internazionale. Forse a tratti risulta un po' didascalico e confusionario, rimane però convincente nel ritratto generazionale.

13.00: un po' di spunti dalle conferenze stampa. Frederick Wiseman afferma che nel suo ultimo documentario Monrovia, Indiana presentato fuori concorso ha voluto filmare un pezzo di società americana, la loro vita, la quotidianità di una città USA che non compare sulle prime pagine. Il riferimento alla politica non è voluto o perlomeno non è cercato, e poco conta, per lui, se il 65% degli abitanti ha votato per Donald Trump. Alla domanda di un giornalista su come noi europei possiamo interpretare gli Stati Uniti, il regista Leone d'oro ha risposto dicendo di leggere L'uomo di fiducia di Herman Melville. Prendiamo nota.

Conferenza stampa di Acusada con il regista Gonzalo Tobal e l'attrice protagonista Lali Espòsito. Il regista dichiara con molta franchezza che i significati del suo film possono essere molteplici e che se lo spettatore rintraccia un'ambiguità di fondo nei temi trattati è normale, anzi è cercata perché la vicenda narrata nel film è un gran bel casino!

È il turno, poi, di Vox Lux alla presenza del regista Brady Corbet attorniato dalle splendide attrici del film: Natalie Portman, Stacey Martin e Raffey Cassidy. Prima la parola a Natalie che ha confermato il suo grande feeling e divertimento nel lavorare con Sia (autrice delle canzoni del film) e che nonostante anche in questo film giri delle scene di danza, Vox Lux è un film differente rispetto a Il cigno nero in quanto lo stile di danza è più ibrido. Sulle tematiche del film l'attrice afferma che è un ritratto della nostra società e anche una riflessione sul momento sociale in essere. Corbet procede nelle parole della Portman affermando che il XXI sarà ancora il secolo del male, della malavagità più marcata rispetto al Novecento. In quest'ottica è da intendersi l'evoluzione del trauma del personaggio protagonista Celeste da personale a malessere collettivo e quindi come gli attimi di violenza personali, in questo nostro secolo, si amplifichino velocemente. Il film comunque rimane una fiaba che non vuol essere didascalica, né pedagogica. L'ultima annotazione è per la dedica a Jonathan Demme apparsa dei titoli di coda. Corbet sottolinea che deve tanto al regista sia perché l'ha aiutato nella costruzione di Vox Lux, sia perché in qualità di Presidente di Orizzonti alla Mostra del 2015 ha premiato il suo primo lungometraggio, L'infanzia di un capo.

14.00: usciamo dalla proiezione di Never look away del tedesco Florian Henckel von Donnersmark. Il film parte con troppa patina stucchevole, per poi avere una buona svolta. È scritto bene, ma anche se sono evidenti alcuni problemi stilistici.

 

 

Lunedì 3 settembre: Day 6

07.00: sul piatto del sesto giorno di Mostra del Cinema ci sono: At eternity's gate di Julian Schnabel (Concorso); Graves without a name di Rithy Panh (Giornate degli Autori); Jinpa di Pena Tseden (Orizzonti); Magic Lantern di Amir Naderi (Sconfini); Acusada di Gonzalo Tobal ( Concorso); Monrovia, Indiana di Frederick Wiseman (fuori Concorso). Suggerimenti?

10.00: il caro Schnabel è onesto e chiaro nel suo ritratto di Vincent Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe. La regia ha un'idea forte; le scelte fotografiche permettono di entrare in contatto con i quadri del pittore olandese; c'è poi la storia, la caratterizzazione del personaggio principale e un profondo racconto di un'emarginazione umana. At eternity's gate è onesto e dignitoso.

11.30: seconda scelta della giornata: Graves without a name del cambogiano Panh. Il focus narrativo del documentario sono i morti della dittatura dei khmer rossi che non hanno trovato una sepoltura. Parlano due testimoni, due contadini le cui parole fredde e dettagliate ricostruiscono le barbarie subite da migliai di innocenti. In questo flusso compaiono e scompaiono i volti di alcune vittime ritratti in foto, mentre il regista ricostruisce il cerimoniale della sepoltura. Un piccolo racconto delicato e pieno di umanità.

18.00: riemergiamo dalla sala stampa. Passeggiamo tra il Palazzo del Casinò e l'Hotel Excelsior e a un certo punto troviamo lui. Si esattamente lui! Disponibile e sorridente come ti aspetti che sia Toni Servillo. Selfie senza precedenti, che segna un punto nella storia dei selfie!

21.15: Acusada di Gonzalo Tobal è incomprensibile. Sia perché non si capisce perché sia stato inserito in concorso, sia perché è un film senza niente, senza storia, senza regia, senza idea. Un continuo e incessante accostarsi di scene madri in una vicenda di un presunto omicidio da parte di una ragazza.

24.15: Pema Tseden invece con Jinpa un'idea ce l'ha e ci lascia domande e riflessioni. La notte ci porterà consiglio.

Domenica 2 settembre: Day 5

07.00: piove, piove, piove. Risulta a tratti ingestibile tanta pioggia che ci bagna senza pietà, sospinta dal vento. Noi però ci avventuriamo verso il Palazzo del Cinema: inizia il day 5 di Venezia 75 (con in mente ancora il documentario di Roberto Minervini. Potente nella sua semplicità).

08.15: primo film della giornata: The Sisters brothers di Jacques Audiard interpretato da John C, Reilly, Joacquin Phoenix, Jake Gyllenhaal. Chissà cosa ci propone il regista Palma d'oro?

10.30: Audiard film un bel compitino con un finale un po' troppo da dolcetto del pomeriggio. La storia dei fratelli Sisters, killer professionisti, un po' per dedizione, un po' per scelta di vita, nel vecchio West alla ricerca dell'oro, manca di un graffio, di un sano rischio malvagio che sembra sempre arrivare, ma mai si concretizza. La pellicola merita comunque qualche riflessione in più.

13.00: si può dire senza esagerare: il solito Trapero. Il regista argentino porta al lido La quietud (fuori concorso) storia familiare esagerata in ogni suo aspetto. Dal morboso al tragico, dall'ironico all'incomprensibile si articola la vita di due sorelle che a cavallo tra passato e presente in Argentina scoprono veramente chi sono il padre e la madre. In realtà questo è un pretesto narrativo bello e buono con cui il caro Pablo acciuffa un film che per la prima ora è una sequela di amplessi, emozioni portate a mille e gente ansimante.

14.00: seguiamo qualche conferenza stampa. Soprattutto però siamo lieti di annunciarvi che abbiamo preso i coupon omaggio per vedere La strada della vergogna di Mizoguchi. Uno a testa, perché siamo in due. La proiezione è alle 14.30. Riusciremo a entrare?

16.00: l'impresa è stata compiuta. Abbiamo visto La strada della vergogna di Kenji Mizoguchi. Ci siamo riempiti gli occhi di un grande classico del cinema, profondo e toccante nella profondità di indagine. Ogni tanto fa bene guardare a quello che è stato per comprendere il cinema di oggi.

16.00: è il momento di decidere. Stasera è il turno di Sunset di Laszlo Nemes (concorso) e di El Pepe, una vida suprema di Emir Kusturica (fuori concorso). Li guardiamo entrambi?

21.45: siamo di fronte a una pizza (no comment sul gusto e sulla sua sostanza) e riflettiamo su Sunset di Lazlo Nemes. Ci ha lasciato molte perplessità. Sicuramente registicamente è il film più potente del concorso della Mostra. La sensazione è che la storia non sta in piedi. C'è un non detto, un non specificato, un non chiarito sulla scelta del tema troppo evidente: Sunset è una pellicola sui movimenti sociali e politici dell'Ungheria a ridosso della Prima Guerra o una storia di una ragazza alla ricerca della sua famiglia? No, c'è qualcosa che non ci convince e masticare una pizza che sa di gomma, non aiuta.

24.00: tecnicamente siamo già nel sesto giorno. Per questo, infatti, stiamo decidendo il programma di domani: davvero un macello. Troppi film da seguire, poco tempo, ma ce la faremo!

 

Sabato 1 settembre: Day 4

08.20: Il gallo ha cantato! La notte ha aiutato a stemperare gli animi e i brutti sogni (dovuti all'incidente della sera prima). Siamo in coda alla Sala Darsena per assistere alla proiezione di Suspiria film diretto dal tanto odiato pubblico veneziano (permetteteci questa piccola ironia) Luca Guadagnino. Sensazioni? Attese? Nessuna. Ci vogliamo godere il film.

11.20: Guadagnino ci fa arrabbiare. Nel girare Suspiria Luca dimostra di essere un buon regista, capace di usare la macchina da presa, organizzare la scena e tessere la narrazione attraverso un montaggio preciso. Gli manca però quel 10% che può far dire al pubblico: "ho visto un gran film". Nel caso di Suspiria l'accento mancante è dovuto all'inserimento di tematiche storico sociali, legati al 1977 in Germania, che si incollano poco con la scelta di effettuare un remake di un film di genere horror. Dario Argento, padre putativo di questo film, filmava i suoi lavori, senza inserire significati reconditi o tracce velate (come abbiamo relazionato nella nostra analisi del libro Universo Dario Argento), per dimostrare o rafforzare la malvagità horror della pellicola. Guadagnino vuole andare avanti, scardina e ricostruisce, ed è un processo giusto e fa bene. Sarebbe stato meglio però, porre maggiore attenzione all'amalgama. Suspiria, comunque, dimostra comunque una maturazione rispetto a Io sono l'amore e A Bigger Splash.

12.00: conferenze stampa! È il turno del Leone d'Oro Tsai Ming-liang che accompagnato dal suo fidato attore Lee Kang-sheng presenta Your face, film inserito Fuori Concorso. Riassumervi quanto detto dal fiume-di-parole Tsai è difficile. Ciò che abbiamo evinto dalle parole dei giornalisti che l'hanno interrogato e della moderatrice Elena Pollacchi, a supporto di quanto già sapevamo, è che il regista con il suo nuovo lavoro ha spostato la percezione del cinema. Il cineasta taiwanese, infatti, si conferma uno dei pochi registi contemporanei in grado di andare avanti, di guardare oltre in tutta risposta a chi definisce il cinema (e più in generale l'arte) senza più idee o sviluppi. Your face, afferma il regista, è un film con un'estetica costruita in cui non è importante la parola, perché l'importante, continua Tsai, è contemplare e non parlare. Nel girare questa pellicola ha guardato con attenzione al cinema di Rainer Fassbinder che amava i volti, tanto quanto lui ama riprendere quello di Lee. Poi il nostro caro maestro getta qualche frecciatina (quanto davvero innocente non si sa) a Barbera dicendo che forse il suo film poteva stare in Concorso e che comunque il Direttore ha accettato di inserire nella selezione ufficiale di Venezia 76 il suo prossimo lavoro.

14.00: arriva Luca Guadagnino accompagnato dalle attrici Tilda Swinton, Dakota Johnson, Mia Goth, Angela Winkler, Chloe Grace Moretz, allo sceneggiatore David Kajganich e all'autore della colonna sonora Thom Yorke. In realtà il regista è stato accompagnato nel suo ingresso in sala stampa da uno scroscio di applausi e ovazioni nuovi per lui considerando le accoglienze freddine degli altri suoi film presentati a Venezia. Guadagnino questo l'ha capito e si è dimostrato visibilmente emozionato, indossando un sorriso commosso e reale. Nel rispondere ai quesiti dei giornalisti il regista ha precisato che il remake di Suspiria tratta del terribile che si espande tra le donne protagoniste, tra i mondi, tra le sfacettature della storia. Nel cercare di ritrarre questo aspetto il regista ha preso a riferimento il cinema di Fassbinder (si ancora lui!) e la sua idea di malvagio, di crudeltà che non schiaccia, ma crea. Le attrici, dal canto loro, hanno espresso grandi lodi per Guadagnino in qualità di regista e uomo. Questo secondo aspetto è stato soprattutto sottolineato dalla Swinton la quale ha affermato che tra i due esiste un rapporto di sangue. Essendo il cinema un lavoro corale, continua l'attrice, è importante che il regista ponga a proprio agio i suoi attori, proprio come fa Guadagnino. Ultime due annotazioni. La prima riguarda Thom Yorke. Per scrivere la colonna sonora ha insistito sul carattere di ripetizione della musica, un aspetto per lui quasi magico (Yorke come se ce ne fosse bisogno al lavoro in questo film ha dimostrato di essere un compositore unico nel panorama contemporaneo). Come previsto dal momento che Suspiria è una storia assolutamente femminile è arrivata la domanda, velatamente provocatoria, di una giornalista italiana sulla considerazione di Guadagnino a riguardo del movimento #metoo. Il regista ha smontato la pretestuosità del questito, precisando che con questa domanda si esce dal territorio del cinema, per approdare alle news. Ha poi aggiunto che il movimento ha ragione di esistere perché non è giusto farsi schiacciare da qualsiasi cosa e che lui spera di fare sempre film contro ogni forma di prevaricazione e abuso.

17.00: per la visione dei prossimi film ci dividiamo. C'è chi si dirige verso il classico restaurato di Kenij Mizogushi La strada della vergogna; chi verso The other side of wind di Orson Welles. Sale separate, film differenti, due maestri del cinema diversi tra loro, ma per i vostri redattori il destino è stato comune: nessuna visione. Siamo stati rimbalazati come si dice in gergo! Il motivo non è tanto nella lunga fila, bensì nel simpatico gioco dei coupon omaggi. Entrambe le proieizioni, infatti, erano destinate agli accreditati e ai possessori dei coupon (richiedibili la mattina stessa in biglietteria). Tali omaggi, però, sono distribuiti apparentemente in maniera arbitraria, senza un controllo sul numero. C'è chi infatti ne prende tre, chi due, chi uno. La priorità in coda è loro e quindi, oltre a poter arrivare anche a ridosso dell'inizio, possono riempire la sala anche se questa non è realmente piena, ma è completa solo per il numero di coupon staccati. Intanto il tempo scade, la proieizione deve iniziare e gli accreditati vedono chiudersi le porte in faccia. Ammesso che tale sistema va rivisto, perché dare le gratuità per i film classici? Per incentivarne la visione, può essere la risposta. In questo modo però si rischia che tali film siano visti da chi sceglie di vedere qualcosa a prescindere da ciò che sta per vedere, a discapito di chi invece vorrebbe davvero gustarsi la visione di un capolavoro del passato sul grande schermo. Forse è un po' la rabbia che parla, ma questa procedura avrebbe bisogno di una verifica.

17.30: andiamo così a vedere la Mostra sulla Mostra allestita al Des Bains Il cinema in Mostra. Le immagini dei film e dei premiati sono esposte in ordine cronologico, suddivisi per annate. Rivediamo i protagonisti e i frammenti della storia del cinema che Venezia e La Biennale hanno aiutato a rendere immortali. Ciò che ci piace ancora di più è rivedere il maestoso Grand Hotel Des Bains riaperto al pubblico. Ci dispiace però osservarlo mezzo chiuso e in dissiesto. Confidiamo nella cura del Comune di Venezia e de La Biennale per poterlo vedere in breve risplendere di quella luce che gli appartiene e che l'ha reso grande.

21.30: usciamo dalla visione di What you gonna do when the world's on fire? film in concorso diretto da Roberto Minervini. Il documentarista italiano ha confermato le attese. Il suo lavoro è scarno e diretto. Con la camera a mano si pone alle spalle dei afro americani che, nonostante i grandi proclami di democrazia e uguaglianza made in USA, vivono ancora in uno stato di emarginazione e confino. Tra loro, sia essi dei ragazzi intenti a scoprire la vita che una donna alla ricerca del suo sogno americano o membri del Black Panter, ci racconta il doc, vive molta disperazione e confusione nello scegliere i metodi per emanciparsi. Minervini convince e si conferma una chiara e lucida voce del cinema italiano/americano.

22.00: stasera di festeggia. Sorseggiamo qualcosa ascoltando musica un tantinello trash (gusto personalissimo) sulla spiaggia dell'Hotel Excelsior alla festa della Biennale College e del VR Cinema. A domani per il racconto!

 

Venerdì 31 agosto: Day 3

7.50: Ci incamminiamo per andare a fare colazione mentre il cielo sopra la nostra testa non promette nulla di buono per la giornata. Il vento e i nuvoloni scuri fanno pensare a possibili piogge in arrivo. E quando piove, il Lido può trasformarsi in uno dei luoghi più inospitali in cui vedere film.

8.40: Una rapida lettura al Daily della Mostra prima della proiezione del film dei fratelli Coen per leggere le prime reazioni della stampa ai film in concorso: molto bene Roma di Alfonso Cuaron con una media di 4 stelle, male The Mountain di Rick Alverson con 2,8 di media.

11.00: Diviso in sei parti, The Ballad of Buster Scruggs è un film antologico che narra, a mo’ di brevi parabole, storie diverse, per stile, modalità di racconto e temi affrontati, tutte accomunate dall’ambientazione western. I fratelli Coen dicono di essersi ispirati ai film a episodi italiani degli anni Settanta che mettevano insieme opere brevi di genere diverso su uno stesso tema. Il risultato è discontinuo: su tutto aleggia quel fatalismo maligno che come al solito i personaggi dei Coen si ritrovano a combattere, ma alcuni capitoli risultano più riusciti di altri. Esperimento comunque godibile, un divertissement arguto seppur non sempre ispiratissimo.

11.15: Ci facciamo coraggio e decidiamo di vedere anche A Star Is Born, esordio alla regia di Bradley Cooper con protagonista Lady Gaga. Il dubbio è: dopo le due versioni sul grande schermo di È nata una stella, c’era davvero bisogno di un’altra rilettura dell’iconica storia d’amore?

13.40: La risposta al quesito di cui sopra, dopo la prova dello schermo, è no, non c’era bisogno. Per carità, la storia dell’ascesa al successo di una cantante che ha perso fiducia nel suo talento, ha momenti intensi, Bradley Cooper (regista ma anche interprete) ce la mette tutta a dare autenticità al suo personaggio e a ciò che immortala con le immagini, Lady Gaga ha una spontaneità che la fa sembrare una grande attrice (ma il ruolo è fin troppo cucito su misura del suo vissuto), e però... però il film scorre su binari troppo prevedibili e stucchevoli, con alcune situazioni inverosimili, a cominciare da come l’aspirante cantante entra in contatto con una rockstar tormentata che le fa da mentore nella corsa alla notorietà facendola ricredere sulle sue doti artistiche. Ne viene fuori un film che vende sogni a buon mercato, fatto di emozioni a comando: una storia d’amore che mescola sogni e tormenti interiori in puro stile hollywoodiano.

13.00: Conferenza stampa di Doubles Vies (Non-fiction). Il regista Olivier Assayas sfoggia un ottimo italiano per rispondere alle prime domande. È sempre un piacere sentirlo parlare perché a differenza di altri suoi scolleghi raramente dice delle ovvietà: “Il mio è un film di idee che parla della trasformazione operata dal mondo digitale in vari ambiti della società, soprattutto in quello dell’editoria, che è quello più soggetto al cambiamento. Quando ho iniziato a scrivere il film, mi sono accorto che questo adattamento a una nuova realtà andava raccontato e osservato da un punto di vista molto umano. Al cinema si può parlare di tutto se c’è umorismo ed empatia umana”.

13.30: Arrivano in sala conferenze stampa Bradley Cooper e Lady Gaga, accolti da un caloroso applauso. “Ho 43 anni e ho imparato che il tempo è la moneta più importante “, racconta Cooper. “Spero di poter usare il mio tempo nel miglior modo possibile, ad esempio dirigendo altri film. Ogni minuto e secondo che ho condiviso per A Star Is Born ne è valso la pena, per questo vorrei trovare altri progetti da realizzare a cui dedicare anima e corpo come ho fatto per questo film”. Lady Gaga: “Per far sì che i tuoi sogni si avverino basta una sola persona in tutto il mondo che creda in te”. Cooper rivela un divertente aneddoto. “Ho sangue italiano nelle vene da parte di mia madre, ma non sapevo che anche Lady Gaga avesse origini italiane. Quando ci siamo trovati a casa sua un giorno a cena, mangiando piatti della cucina italiana, ho scoperto solo in quel momento che avevamo questa cosa in comune”.

14.00: È il momento dei fratelli Coen che incontrano la stampa per presentare The Ballad of Buster Scruggs. Ethan spiega come è nato il progetto. “Abbiamo scritto le varie storie che compongo il film nell’arco di 25 anni. Continuavamo a scrivere queste storie brevi, ma non sapevamo cosa farne e le mettevamo nel cassetto, finché non abbiamo finalmente capito che non le avremmo mai sfruttate per un singolo film e che quindi la cosa migliore sarebbe stata realizzare una pellicola antologica”. 

14.30: In coda per vedere il nuovo lavoro di Tsai Ming-liang, Your Faces. Molta gente in fila nonostante la pioggia inizi a bagnare il Lido.

16.30: Al termine della proiezione applausi, selfie e richieste di autografi per il regista taiwanese, accompagnato dal fido Lee Kang-sheng (che compare anche nel film verso la fine). Your Face mette in scena una galleria di volti di persone comuni immortalate in primissimo piano con camera fissa. Supportate per brevi tratti dalle musiche di Ryuichi Sakamoto (una rarità l’utilizzo di una colonna sonora, visto che Tsai ne ha sempre fatto a meno nei suoi film degli ultimi venti anni), le immagini scandagliano volti segnati dal tempo, alternando silenzi dilatati a momenti in cui le persone riprese si aprono al racconto del loro vissuto. Ancora una volta nel cinema di Tsai, si ripete la magia di un’osservazione entomologica dell’individuo che cela un magnifico viaggio nello scorrere del tempo e nell’attraversamento di luoghi.

21.00: scusatemi se mi intrometto in questa cronaca festivaliera, ma ora parlo io! Dopo un lungo ed estenuante viaggio attraverso l'Italia tra aerei e treni, Flixbus e autostop sto per giungere al Lido. Ho voglia di cinema, ho voglia di grande evento, ho voglia di tuffarmi in un'atmosfera e ritmo di vita che esula dalla quotidianità, ho voglia di Mostra! Questa voglia cresce metro dopo metro, onda dopo onda sollevata dal vaporetto, passo dopo passo. Finalmente attracco. Piove, diluvia, l'acqua viene da sotto e da sopra (nemmeno fossi in un film di Brillante Mendoza), ma vado avanti. Ho una valigia enorme, ma devo farcela perché alle 21.30 inzia Parteloo di Mike Leigh. Vedo il mio collega che mi accoglie, ci salutiamo e finalmente sto per varcare la porta del Palazzo del Casinò, ma devo superare i controlli. Mi giro verso il mio collega, il mio amico, chiedendogli il mio accredito che il primo giorno ha ritirato per me. Lui mi guarda..il suo sguardo è perso..NON HA IL MIO ACCREDITO!

24.00: la rabbia di chi vi scrive è passata (più o meno). Non vi raccontiamo quanto accaduto dal fatidico momento di prima ad adesso. Noi dormiamo. Meglio così!

Giovedì 30 agosto: Day 2

7.10: Suona la sveglia. Il pensiero va a i quattro film da vedere nella seconda giornata di Venezia 75 (il più breve dura 107 minuti), più i due incontri stampa con Alfonso Cuaron e Yorgos Lanthimos. Siccome il tempo per pranzare o cenare sarà quasi inesistente, meglio fiondarsi a fare una ricca colazione.

10.45: Usciamo dalla proiezione di Roma di Alfonso Cuaron. Racconto famigliare autobiografico in bianco e nero, ambientato in un quartiere borghese (Roma del titolo) nel Messico dei primi anni Settanta. Prodotto da Netflix, è un film carico di ricordi del regista che per fortuna non si trasforma in un’operazione nostalgico-compiaciuta. Emerge al contrario il ritratto misurato e toccante di un microcosmo al femminile che unisce due donne infelici appartenenti a ceti diversi, Sofia, biochimica madre di quattro bambini, e Cleo, la sua domestica di origini mixteche. La prima abbandonata dal marito, un medico fedifrago, la seconda dal fidanzato, un ragazzo appassionato di arti marziali che non ne vuole sapere di riconoscere il bambino che lei porta in grembo. Ma Roma è anche uno spaccato dei sommovimenti che attraversavano la società messicana dell’epoca (in una sequenza intravediamo i fatti di sangue che passarono alla Storia come il Massacro del Corpus Christi). Un’opera in equilibrio tra privato e pubblico, dunque, che mette a nudo cicatrici familiari e sociali con uno stile distaccato e dilatato che ricorda i grandi maestri asiatici.

11.10: Dopo la brutta esperienza di ieri, anche stamane il tentativo di ritemprarsi con un caffè non va buon fine nel punto ristoro all’interno della cittadella della Mostra: questa volta la cassa funziona, ma dentro mancano i soldi per il resto. E così abbiamo dovuto rinunciare. Vi terremo aggiornati sul terzo tentativo.

11.30: Esordio nella Sala Grande del Palazzo del Cinema per vedere The Favourite di Yorgos Lanthimos. Lo schermo è imponente come ce lo ricordavamo. Quando partono le prime immagini ci rendiamo conto di quanto sia emozionante assistere a una proiezione davanti lo schermo della Sala Grande.

13.40: Una mezza delusione questo The Favourite, film in costume che vede Lanthimos in cabina di regia senza l’apporto del fido sceneggiatore dei suoi ultimi quattro film, Efthymis Filippou. La storia si svolge durante la guerra tra Inghilterra e Francia nel XVIII secolo: in un momento storico delicato per il suo regno, la regina Anna trova sollievo in una relazione clandestina con due dame realmente esistite che non si risparmiano colpi bassi per assecondare le pulsioni saffiche di Sua Maestà. Le due donne fanno a gara per annullarsi a vicenda e assicurarsi così l’esclusiva dei sentimenti della regina, nel tentativo di scalare posizioni di potere all’interno della corte. Da quando Lanthimos ha smesso di fare film in Grecia le sue opere continuano a non convincerti del tutto. Sono lontani i tempi di Kynodontas e Alps: il regista mostra ancora un certo talento nel portare sullo schermo personaggi fuori dagli schemi, ma il suo gusto per il grottesco sembra ormai sempre meno capace di sorprenderci in maniera così originale come avevano fatto i primi film.

14.00: Partecipiamo all’incontro stampa per Roma. La parola ad Alfonso Cuaron: “Con questo lavoro parlo dei miei ricordi, della mia memoria, ma il mio non è uno sguardo nostalgico che vuole esprimere giudizi. Guardo al passato ma con un film moderno, girato in un bianco e nero contemporaneo, con luci stilizzate, in digitale”. Sulla questione Netflix, che per molti viene visto come un demonio, la morte del cinema in sala: “In realtà Roma avrà anche una distribuzione in sala in alcuni Stati degli USA. Avere Netflix al mio fianco è stato importante: un film come Roma, in bianco e nero, drammatico, parlato non in lingua inglese, avrebbe avuto difficoltà ad essere prodotto da qualsiasi altra casa di produzione. Quand’è l’ultima volta che avete visto in sala o a casa un film di Antonioni e Bresson? L’importante per certi film è che esistano e che abbiano un impatto che non si perda con il passare del tempo”.

14.30: È il turno di Yorgos Lanthimos che incontra la stampa per presentare The Favourite. C’è curiosità di sapere cosa lo abbia spinto a dirigere per la prima volta un film che non porta la sua firma sulla sceneggiatura o quella del suo fido collaboratore Efthymis Filippou. “Per me non era importante che questo film non fosse scritto da me. Era da nove anni che stavo lavorando alla realizzazione. Mi interessava dare vita sullo schermo a tre personaggi femminili complessi e soprattutto fare un film in costume che permette a un regista di vedere le cose con distacco”. Sullo stile dominato dall’uso del grandangolo: “Il modo in cui filmo è istintivo, ma mi piace sperimentare sempre di più il grandangolo, che qui mi è servito per creare una giustapposizione tra i personaggi e gli spazi ampi e sfarzosi in cui si muovono”. Un giornalista greco gli chiede (scopriamo non per la prima volta...) quando tornerà a fare un film in Grecia. “Se trovassi la storia giusta, tornerei molto volentieri. Più lavoro fuori dalla Grecia e più mi sento greco. Tuttavia molte delle cose che ho imparato quando giravo nel mio Paese sono difficili da applicare in altri contesti: quella spontaneità che avevo è difficilmente ripetibile in una macchina produttiva altamente professionale”.

21.45: Terminiamo la proiezione del primo film francese in concorso. Doubles Vies (Non-Fiction) di Olivier Assayas prende la forma di un gradevole film-saggio in cui un gruppo di personaggi legati al mondo dell’editoria disquisiscono sulla crisi della carta stampata nell’epoca dei social network, tra bevute di vino, citazioni letterarie e tresche amorose tenute celate. Puro cinema francese che non si prende troppo sul serio ma che sa amalgamare ironia, sarcasmo ed una estrema lucidità nella riflessione del presente. 

22.00: È il turno di The Other Side of the Wind, l’ultimo film a cui aveva lavorato Orson Welles dal 1970 al 1976 e che era caduto nel dimenticatoio per svariati problemi produttivi. Per chi come noi è nato negli anni Ottanta, avere la possibilità di vedere un inedito - seppure nei modi di film postumo - di uno dei più grandi geni della storia del cinema, per di più su grande schermo, rappresenta per noi una grande emozione.

24.00: Le aspettative di cui sopra sono state ben ripagate. Pur pagando un certo prezzo in termini di disorganicità (il film è stato terminato sulla base di un girato in stato molto avanzato e di alcuni appunti lasciati dal regista), The Other Side of the Wind sa regalare sprazzi di grande cinema come solo Orson Welles sapeva fare. Al centro del film la figura di un regista di culto che decide di riunire la sua troupe in una villa per mostrare e commentare il suo ultimo lavoro. Una sorta di 8 1/2 wellessiano, dunque, cupo, labirintico, difficile da decifrare in tutte le sue sfumature tra piani narrativi intrecciati, ma tecnicamente ardito e incredibilmente moderno. Uno spettacolo per gli occhi, se si accetta di scendere a patti con la natura di un film che sembra un work in progress a cui un montaggio postumo ha cercato di dare una forma compiuta. Prossimamente su Netflix.


Mercoledì 29 agosto: Day 1

8.45: Il nostro viaggio a Venezia 75 inizia con una coda lunghissima che ci attende per la proiezione del film di apertura: First Man di Damien Chazelle. Tanti i giornalisti accreditati in fila, tra cui molti volti nuovi come non se ne vedevano da anni.

11.45: Usciamo dalla proiezione di First Man di Damien Chazelle: la storia dello sbarco sulla Luna convince il pubblico dei giornalisti accreditati (applausi durante i titoli di coda), ma non infiamma i nostri cuori. Chazelle sforna un film biografico che ripercorre le tappe della missione Apollo 11 attraverso le vicende di Neil Armstrong, senza mai riuscire del tutto a smarcarsi da una certa convenzionalità di genere come invece era riuscito a fare con il musical in La La Land. Di grande impatto le scene d’azione durante le fasi di addestramento per la missione extraterrestre, per il resto Ryan Gosling nei panni taciturni di Armstrong conduce un film senza sussulti che sembra viaggiare con il pilota automatico.

12.00: Breve passeggiata esplorativa per prendere confidenza con gli spazi della Mostra: vicino alle transenne del tappeto rosso davanti al Palazzo del Cinema notiamo alcune fan di Ryan Gosling intente a guadagnarsi le migliori postazioni per avere un suo autografo (e magari scattarsi un selfie con lui) quando questa sera l’attore transiterà sul red carpet in occasione della proiezione pubblica di First Man.

12.30: Dopo il giro esplorativo, prendiamo atto che dall’Excelsior alla cittadella del cinema gli spazi della Mostra non sono cambiati: tutto sembra immutato rispetto a Venezia 74, eccetto la nuova ed esclusiva Campari Lounge a pochi passi dal Palazzo del Cinema, nella quale le degustazioni dell’iconico aperitivo italiano intratterranno le delegazioni dei film prima del loro passaggio sul red carpet del Palazzo del Cinema.

12.45: Conferenza stampa di presentazione delle giurie. Presenti, oltre ai presidenti di giuria, il direttore Alberto Barbera e il numero uno della Biennale Paolo Baratta. Tante domande per Guillermo del Toro, chiamato a giudicare come presidente i film del Concorso. Dopo le classiche dichiarazioni di circostanza (“Spero di essere sorpreso dai film che vedrò e di scoprire nuovi talenti”), il regista messicano rivela il suo approccio al ruolo di presidente di giuria: “Essere un giurato rinnova un patto con il cinema che va al di là dell’aspetto commerciale e culturale dei film, è una cosa molto intima, una esperienza unica e meravigliosa perché sai che con le tue scelte cambi la vita di qualcuno. Noi giurati abbiamo un compito serio ed articolato davanti a noi”. Non poteva mancare un cenno all’annosa questione della partecipazione di Netflix - opportuna per alcuni, inopportuna per altri - a Venezia 75, nello specifico alla possibilità che il Leone d’oro possa andare a un film del colosso americano senza quindi uscire in sala. Del Toro usa una metafora per far capire come intende procedere insieme ai suoi compagni di giuria. “I film sono come un rettangolo: tutto quello che è al di fuori di esso non ci interessa. La qualità dei film e il modo in cui sono raccontati saranno gli unici elementi di giudizio che prenderemo in considerazione”.

13.30: Primo pranzo (sarebbe meglio definirlo spuntino) e prima 'batosta': 7 euro per una focaccia a forma di triangolo farcita con pomodoro, lattuga e prosciuto cotto e una bottoglietta d'acqua. Al Lido è come mangiare a Ginza.

14.30: Conferenza stampa di presentazione del film di apertura First Man. Calorosa accoglienza soprattutto per l’attore protagonista Ryan Gosling. Il divo hollywoodiano parla del suo personaggio. “È noto che Neil Armstrong era una persona introversa. Ho voluto rispettare questa parte del suo carattere, le sue emozioni”, racconta Gosling. “Mi sono fatto aiutare dai figli di Neil, dalla moglie e da quanti lo hanno conosciuto. Ho avuto tantissime fonti cui ispirarmi”. Per il regista Damien Chazelle, “l’obiettivo era quello di mostrare lo spazio per quello che è: un vuoto nero in cui si vivono situazioni terrificanti”. 

17:00: Pausa caffè che purtroppo non si materializza a causa di un misterioso problema alla cassa di uno dei punti ristoro nella cittadella del cinema. No ticket, no coffee. Il rodaggio della ristorazione del Lido nei primi giorni di Mostra miete sempre delle vittime.

19.00: “Ryan! Ryan! Ryan!”. Il pubblico femminile è in fermento davanti il red carpet del Palazzo del Cinema: Ryan Gosling sta per sfilare davanti agli obiettivi di telecamere e macchine fotografiche per la premiere mondiale di First Man. Impressionante la folta schiera di fan che lo attendono gridando il suo nome. Ci godiamo questo abbraccio ideale tra il pubblico e i suoi feticci e poi ci dirigiamo verso al Sala Darsena per vedere The Mountain di Rick Alverson.

21.45: The Mountain delude un po’ le attese. Alverson confeziona un film criptico che racconta il legame tra un medico che esegue lobotomie ed elettroschock e un ragazzo la cui madre è stata internata in un manicomio a causa di problemi psichiatrici. Messa in scena rigorosa, ricca di riferimenti alle geometrie kubrickiane e a certe derive lynchiane, ma il film, che sembra sempre sul punto di esplodere, di rivelarsi, risulta invece inespresso e pretestuoso. The Mountain è uno di quei lavori che restano imprigionati nella mente del suo regista tanto si fatica a trovare il bandolo della matassa. Qualche timido fischio al termine della proiezione.

22.00: Per oggi è tutto: rientriamo a casa per ricaricare le batterie, domani ci attendono Lanthimos, Cuaron, Assayas e dulcis in fundo il grande Orson Welles.


 

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Questo sito utilizza cookie per il suo funzionamento. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi avere maggiori informazioni, leggi la Cookies policy.