Extra cinema: speciali, interviste, approfondimenti e rubriche

Ti trovi qui:HomeCinema e dintorniExtra cinemaToshiro Mifune, il centenario della nascita

Toshiro Mifune, il centenario della nascita

Il 1° aprile del 1920 nasceva il leggendario attore Toshiro Mifune. Dall’esperienza della guerra al fondamentale sodalizio con Akira Kurosawa, dalle importanti collaborazioni con altri maestri giapponesi al successo internazionale: ripercorriamo vita e carriera di un’icona del cinema

“Mifune aveva un genere di talento che non avevo mai incontrato prima nel mondo del cinema giapponese. A impressionare era soprattutto la velocità con cui si esprimeva. L’attore giapponese medio ha bisogno di tre metri di pellicola per comunicare un’espressione. A Mifune ne basta uno. Tutto gli esce direttamente con una rapidità tre volte superiore. Non ho mai visto in un attore giapponese un tal senso del ritmo. Eppure, con tutta la sua vivacità, è di una sensibilità finissima. Lo so, sembrano lodi esagerate, ma tutto quel che dico è vero. Se mi costringessero a trovargli un difetto, direi che ha una voce un po’ aspra, che quando viene registrata diventa un po’ difficile da capire. È difficile che mi lasci impressionare dagli attori, ma nel caso di Mifune ero completamente soggiogato".  Il ricordo è preso dalle memorie di Akira Kurosawa. E non si può che partire dalle parole del grande regista, legato all’attore da un sodalizio che ha scritto pagine importanti della storia del cinema. Sedici film insieme. Un pezzo fondamentale della sua lunga carriera durante la quale ha interpretato oltre centocinquanta ruoli: dal debutto nel 1947 all’ultima apparizione nel 1995, due anni prima della morte. Quasi sempre come protagonista. Perché uno come Mifune, con quel volto e quel carisma, non poteva essere un comprimario.

Dalla Cina con furore. È il 2 settembre del 1945. Con la firma dell’atto di resa si conclude anche formalmente la Seconda guerra mondiale. In un Giappone in rovina il venticinquenne Toshiro Mifune deve trovare un modo per vivere, lui che nel Paese è quasi uno straniero. Figlio di giapponesi che avevano lasciato l’arcipelago per trasferirsi in Cina. Nato il 1° aprile a Tsingtao, nella provincia della Shandong, è cresciuto in Manciuria. Arruolato a 19 anni, ha vissuto come militare tutto il periodo della guerra, prestando servizio in particolare nell’aeronautica come fotografo grazie alle capacità acquisite nel laboratorio del padre. Lasciata la base aerea del Kyushu dov’è di stanza al termine del conflitto, decide di andare a Tokyo e magari trovare lavoro sempre nel settore fotografico. Nella capitale viene però inghiottito, fortunatamente, dall’industria del cinema. All’inizio la sua idea sarebbe quella di lavorare dietro la macchina da presa, diventare cameraman, ma le cose cambiano quando spinto da amici accetta di partecipare a un concorso della Toho alla ricerca di nuovi volti. Kajiro Yamamoto, regista e sceneggiatore che presiede la commissione, crede nelle sue potenzialità e lo raccomanda al suo allievo Senkichi Taniguchi che si prepara a dirigere Snow Trail. Nel 1947 Mifune esordisce così come attore interpretando il ruolo di un rapinatore in fuga sulle Alpi giapponesi. Protagonista al fianco di Takashi Shimura di una storia scritta da Akira Kurosawa. Negli anni successivi i tre si ritroveranno a lavorare insieme più volte.

Al servizio dell’Imperatore. La carriera di Mifune è legata a doppio filo a quella di Kurosawa. Nell’arco di diciassette anni (dal 1948 al 1965) la coppia è protagonista di sedici film, quasi tutti memorabili. L’incontro con l’Imperatore, come sarà soprannominato il regista, avviene proprio in quelle famose audizioni e ha come vestale nientemeno che Hideko Takamine. Lo ricorda Kurosawa sempre nelle sue memorie. È l’attrice, allora poco più che ventenne ma già affermata, che gli consiglia di andare a vedere un candidato molto particolare. In quel giovane che sembra una specie di attaccabrighe, l’autore vede subito qualcosa di speciale e dopo l’esordio con Taniguchi e due commedie con Yamamoto, anche suo mentore, arriva l’opportunità di dirigerlo: il film è L’angelo ubriaco con Mifune nei panni di un giovane criminale che scopre di essere malato. L’attore caratterizza il personaggio con la sua intensità, quell’esuberanza e quel dinamismo nella recitazione che Kurosawa sfrutterà anche per altri personaggi dei suoi film: a cominciare dal bandito ringhiante di Rashomon e dal pittoresco contadino aspirante spadaccino che fa parte del gruppo I sette samurai. I due lungometraggi di Kurosawa, se non di tutto il cinema giapponese, più noti in assoluti. Certo non bastano questi capolavori a raccontare il connubio tra il regista e l’attore. Bisognerebbe citare tutti gli altri film (con prove d’attore anche diverse, più misurate). Tra questi meritano una menzione particolare L’idiota, dove Mifune ha il ruolo che nel romanzo di Dostoevskij è quello di Rogozin, Il trono di sangue, in cui è l’analogo di Macbeth della tragedia di Shakespeare, il noir Anatomia di un rapimento che lo vede impegnato nel ruolo insolito di un imprenditore e due film con i quali conquista la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del cinema di Venezia: La sfida del samurai, quando interpreta un furbo ronin in un villaggio conteso tra due bande criminali (un modello poi ripreso da Sergio Leone in chiave western in Per un pugno di dollari), e Barbarossa, dov’è un medico scontroso ma dedito al suo mestiere.

Non solo Kurosawa. Quest’ultimo film segna anche la fine della collaborazione tra regista e attore, una rottura brusca segnata da un lungo gelo fino alla riconciliazione ormai quasi al termine delle loro vite, e in qualche modo può essere visto come il canto del cigno della Golden Age del cinema giapponese iniziata alla fine degli anni Quaranta. Un periodo nel quale Mifune, va ricordato, lavora anche con altri importanti registi giapponesi oltre a Kurosawa. Tra questi, due giganti come Mikio Naruse, con la notevole prova in A Wife’s Heart dove fa coppia con la Takamine, e Kenji Mizoguchi, che gli ritaglia un ruolo al fianco della straordinaria Kinuyo Tanaka in La vita di O-Haru - Donna galante. Il regista con il quale collabora più volte è, però, Hiroshi Inagaki per cui diventa L’uomo del riksciò e, in un'apprezzata trilogia, il leggendario spadaccino Miyamoto Musashi. Solo per citare due personaggi tagliati su misura per Mifune tra i tanti dei film realizzati insieme. Con la katana in mano l’attore presta servizio anche ad altri registi specialisti in chanbara come Kihachi Okamoto che lo dirige nell’ottimo Samurai Assassin e in altri lungometraggi tra i quali Red Lion prodotto dallo stesso Mifune. Nel 1963 l’attore ha infatti fondato una sua casa di produzione che esordisce con un film da lui stesso diretto, il primo e unico della sua carriera da regista: Legacy of the 500,000. Il lungometraggio più importante uscito sotto l’egida della Mifune Productions è sicuramente Samurai Rebellion con la regia di Masaki Kobayashi e un memorabile duello tra Mifune e Tatsuya Nakadai, l’altro grande volto maschile del cinema giapponese.

La carriera internazionale. Senza dubbio Toshiro Mifune è l’attore asiatico più conosciuto in Occidente. La sua fama internazionale inizia a costruirsi quando Rashomon vince il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1951 e poi si aggiudica l’Oscar per il miglior film in lingua straniera e con il successo mondiale di altri lavori di Kurosawa e di altri film giapponesi degli anni Cinquanta dove l’attore è protagonista: da Samurai I: Musashi Miyamoto (Oscar) a L’uomo del riksciò (altro Leone d’Oro). Naturale quindi che Mifune attirasse l’attenzione di produzioni estere. La carriera internazionale inizia per l’attore in modo in particolare, con il film messicano Animas Trujano - El hombre importante di Ismael Rodriguez. Cinque anni più tardi, nel 1966, arriva l’esordio americano con Gran Prix di John Frankenheimer, dove ricopre il ruolo di un ricco giapponese che sponsorizza una squadra di corse automobilistiche. La prova all’estero più degna di nota è quella in Duello nel Pacifico di John Boorman in cui è un soldato che durante la Seconda guerra mondiale si ritrova in un’isola deserta in compagnia di un pilota statunitense interpretato da Lee Marvin. Tra gli altri film il western Sole rosso di Terence Young, dov’è protagonista insieme a Charles Bronson e Alain Delon, e al fianco di Scott Glenn un altro lungometraggio diretto da Frankenheimer e intitolato L’ultima sfida. Famosa anche la sua apparizione in 1941 – Allarme a Hollywood di Steven Spielberg. Nel mezzo anche un rifiuto importante, quello di interpretare Obi-Wan Kenobi in Guerre stellari di George Lucas, e il celebre ruolo televisivo di Toranaga nella miniserie Shogun tratta dall’omonimo romanzo di James Clavell.

Una vita spericolata. All’epoca Mifune ha sessant’anni, il fisico non è più quello di una volta anche per la vita non proprio salutare che ha sempre condotto. Auto sportive, alcol e donne le sue grandi passioni. Un classico delle star. Non vive più con la moglie Sachiko Yoshimine, conosciuta sempre grazie a quel concorso su nuovi volti della Toho che ha cambiato la vita di Mifune in tutti i sensi, sposata nel 1950 dopo aver superato le resistenze della famiglia di lei. Un matrimonio, dal quale sono nati i figli Shiro e Takeshi, che comunque formalmente durerà per sempre anche se l’attore avrà una lunga relazione con l’attrice Mika Kitagawa dalla quale arriverà anche una figlia, con lo stesso nome. Negli ultimi anni, ormai con problemi di salute, torna a vivere con Sachiko. Una riunione di breve durata per la morte di lei nel 1995, anno in cui esce anche l’ultimo film al quale l’attore prende parte: Deep River di Kei Kumai che già lo aveva diretto in altri lungometraggi, in particolare Morte di un maestro del tè. Il 24 dicembre del 1997, a 77 anni, Mifune muore. Akira Kurosawa, che lo raggiungerà pochi mesi dopo, scrive una lettera per il suo funerale. Chiudiamo, come abbiamo aperto, con le sue parole: “Abbiamo fatto parte insieme dell’età dell’oro del cinema giapponese. Se ripenso a ogni film, non avrei potuto farli senza di te. Hai dato tanto di te stesso, grazie. Per un’ultima volta davanti a una bottiglia di sake, vorrei poterti dire tutto questo. Addio, amico mio. Ci rivedremo presto".

Note
Le memorie di Akira Kurosawa a cui si riferimento sono state pubblicate in Italia da Baldini&Castoldi nel libro L'ultimo samurai

Il virgolettato finale fa parte della lettera di Kurosawa per il funerale di Mifune. L’estratto viene letto dall’attrice Kyoko Kagawa, che ha recitato più volte con l’attore, nel documentario Mifune: The Last Samurai diretto da Steven Okazaki

Le immagini, a partire dall’alto, sono relative ai seguenti film: Rashomon, Snow Trail, I sette samurai, L’uomo del riksciò, Duello nel Pacifico, Morte di un maestro del tè




Fabio Canessa

Viaggio continuamente nel tempo e nello spazio per placare un'irresistibile sete di film.  Con la voglia di raccontare qualche tappa di questo dolce naufragar nel mare della settima arte.

Altro in questa categoria: « Intervista a Mario Piredda per L'agnello

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Questo sito utilizza cookie per il suo funzionamento. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi avere maggiori informazioni, leggi la Cookies policy.