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Wang Bing e il cinema verità

Wang BingRitratto del regista Wang Bing, uno tra i più importanti esponenti della cinematografia cinese che presenta alla 69° Mostra del Cinema di Venezia il suo attesissimo Three Sisters

Nato nel 1967 nello Shaanxi, regione considerata una delle culle della civiltà cinese, Wang Bing ottiene il diploma presso l'Academy Film di Pechino nel 1996 ed inizia la sua carriera cinematografica lavorando in produzioni prevalentemente televisive.
Tra il 1999 e il 2001, recatosi a Sheyang nel distretto di Tiexi, provincia di Lianoning nel profondo nord industriale della Cina, matura l'idea per la sua prima produzione indipendente, quello che sarebbe diventato di lì a qualche anno il suo più famoso lavoro documentaristico, autentico monumento della cinematografia cinese, testimonianza nuda e cruda della situazione sociale di una regione (e di una popolazione) travolta dai cambiamenti economici che hanno portato al collasso lo sterminato complesso industriale pesante della regione.

West of the Tracks , conosciuto da noi col titolo Il Distetto di Tiexi, è un'opera che nasce quasi per caso, che impegna il regista in un lavoro di ripresa e di editing sovrumano e che porta ad un documentario di più di nove ore che per essere però presentato alla Berlinale, necessita di una vigorosa sfoltita: il regista patteggerà per un'opera di circa cinque ore che a Berlino fu accolta con ottimi giudizi nel 2002, per essere poi presentata nella sua forma integrale al Rotterdam Festival, che finanziò anche il completamento dell'opera nel 2003, e veder finalmente la luce nelle sali francesi nello stesso anno.

Una immagine tratta da West of the TracksDa lì in poi, attraverso la Wang Bing Studios, il regista produrrà tutti i suoi lavori seguenti a partire, nel 2007 dallo splendido Fengming, a Chinese Memoir, testimonianza diretta, attraverso il racconto in prima persona della protagonista, di cinquanta anni di storia cinese, percorsa da fervori rivoluzionari e drammi epocali.
Con quest'ultimo lavoro Wang si afferma tra i più grande cantori della storia e della società cinese in cambiamento: se Il Distretto di Tiexi, con le sue interminabili, ma pregne di drammaticità sociale, nove ore era il totem cinematografico di un paese che perdeva i suoi pezzi, Fengming, nelle sue tre magnifiche ore di soliloquio, è il racconto di una storia privata nella quale le generazioni dell'epoca si rispecchiano.

Sempre nel 2007 il regista dirige il suo primo lavoro di fiction all'interno di un film ad episodi e più mani, The State of the World, dal titolo Brutality Factory, disturbante storia di violenza tramandata nel tempo che impregna i muri di una fabbrica fino alla sua demolizione. L'anno seguente altro lavoro monstre, Crude Oil , che stavolta va a raccontare, sempre in forma di documentario, la vita lavorativa nel campi di estrazione petrolifera e nelle industrie ad esso connesse; stavolta Wang ha in mente un'opera di decine di ore che si riduce nella sua versione ufficiale a 14 e che presenta lo stesso impianto di West of the Tracks, in un ambiente naturale ostile che causa non pochi problemi alla troupe.
Nello stesso anno è il commercio del carbone dello Shanxi il protagonista di Coal Money: camionisti, strade polverose, snervanti contrattazioni sul prezzo, mediatori e truffatori in uno spaccato di una società priva ormai della protezione statale in cui ognuno da fondo alle sue capacità 'imprenditoriali' per sopravvivere.
Con Man with no Name dell'anno seguente, la macchina da presa di Wang si attacca alle costole di un solitario personaggio che sceglie di vivere la sua vita isolato dal mondo, in una caverna, sopravvivendo tra stenti e freddo in un documentario quasi antropologico.
La fama di Wang come documentarista è ormai quasi universale e le sue opere riscuotono ovunque successi grazie al suo modo privo di qualsiasi intrusione con cui racconta le storie di vita in un paese ben lontano da quello che le stime economiche e le immagini di tutti i giorni ci propongono: è il narratore di quella Cina sporca e povera che non è salita sul treno della modernità nella quale si riconoscono ancora circa 1 miliardo di persone.

Photocall alla Mostra di Venezia di The Ditch

Nel 2010 il film sorpresa della Mostra di Venezia è The Ditch, prima opera di finzione interamente diretta dal regista, anche se per chi lo conosce lo stile cambia poco o niente: è un successo inevitabile il racconto che si svolge in un campo di lavoro durante le deportazioni avvenute dopo la Campagna dei Cento Fiori lanciata da Mao nel 1956, triste e drammatico prologo di quanto avvenne 10 anni dopo con la Rivoluzione Culturale. Il film girato in semi-clandestinità nel deserto del Gobi richiama nella sua drammaticità il racconto di Fengming che anni prima Wang aveva portato sullo schermo in forma di documentario. Film durissimo, disturbante , che ferisce nella sua violenza psicologica, che il regista imposta come fosse un documentario: cinepresa quasi nascosta e personaggi pedinati da vicino.
Nel 2011 in un lavoro intitolato Corrispondencia e diretto da Jaime Rosales, Wang regala un piccolo assaggio, Happy Valley , di quello che sarà il tema dell'attesissimo nuovo Three Sisters che sarà proiettato alla 69° Mostra di Venezia: il racconto di una piccola comunità di etnia Han sulle montagne dello Yunnan.

E' difficile collocare un regista come Wang Bing all'interno della prolifica e problematica scena del cinema d'autore cinese, ma se la Sesta Generazione di registi ha fatto del realismo e della rilettura della storia (con non pochi problemi riguardo alla censura), uno dei suoi pilastri narrativi, allora Wang Bing andrebbe di diritto associato a questa corrente cinematografica; anche se i suoi lavori sono ufficialmente classificati come 'documentari', probabilmente pochi registi riescono a tenere viva una memoria storica e a raccontare una Cina così vera e commovente come  lui.

Intervista a Wang Bing: clicca qui.

Filmografia del regista (cliccate sul titolo per leggere la recensione):

- Il Distretto di Tiexi (2003)
- Fengming, a Chinese Memoir (2007)
- Crude Oil (2008
- Coal Money (2009)
- Man with no Name (2010)
- The Ditch (2010)
- Three Sisters (2012)

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