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Le relazioni preziose tra il cinema e il Settecento

Da Ettore Scola a Miloš Forman, da Robert Altman a Manolo Blahnik, da Aleksandr Sokurov a Henry Fielding, dal cinema alla pittura, alla Storia e all'architettura e moda: tra tutte queste arti, nomi e stili innescano le relazioni preziose che Chiara Tartagni descrive, conducendo chi legge dal Settecento al Novecento

Con il termine 'prezioso' si intende qualcosa che ha un grande pregio, un grande prezzo. Per Chiara Tartagni, storica dell’arte, docente e studiosa di cinema, ciò che può essere etichettato come 'prezioso', che, quindi, ha un'impareggiabile valore, è innanzitutto l’arte, in tutte le sue forme d’espressione, poi il Settecento e, infine, le relazioni, gli intrecci, gli accostamenti che su questo asse, artistico-storico, si intessono. Questa è la base su cui prende forma il suo libro, Le relazioni preziose. Il settecento al cinema: rivoluzioni, desideri, libertà edito da Jimenez (2019, 16€, 220 pagine).

Qual è il Mondo nuovo? La trattazione dell'autrice prende avvio dalla definizione de Il Mondo nuovo che è primariamente un'opera di Giandomenico Tiepolo del 1757: qui il pittore veneziano mostra lo stupore e la curiosità di un gruppo di persone intente a osservare in un cosmorama alcune immagini di una terra lontana. Per la Tartagni Il Mondo nuovo è anche il Settecento inteso come il secolo in cui si affrontarono i primi studi di ottica; e poi è il cinema il Mondo Nuovo, il nuovo universo che propone un'innovativa visione in grado, stando alle parole dell'autrice, di rappresentare una società alla ricerca di cambiamento. La sintesi di questi tre concetti (la pittura di Tiepolo, il Settecento e il cinema) trova dimostrazione nel film di Ettore Scola, Il mondo nuovo del 1982 in cui il regista sceglie di guardare la rivoluzione attraverso il romanziere Nicolas Edmé Restif de la Bretonne, le fonti illuministe dell'epoca, servendosi di uno strumento visivo più giovane di due secoli rispetto a quanto narrato, il cinema. Analizzando e spiegando il film di Scola, la Tartagni, in questo capitolo introduttivo, fornisce al lettore la chiave interpretativa del suo libro: lo spunto è la pittura (Tiepolo) che prende corpo nel Settecento di Restif de la Bretonne, per arrivare a definire come la settima arte proponga questo intreccio di preziose relazioni, mediato dall'occhio del regista, e manifesti, così, a chi legge (o guarda), la contemporaneità e l'attualità del Settecento.

Le rivoluzioni settecentesche. Il filo argomentativo dall'autrice definisce tre grandi temi che il cinema prende spunto dalla pittura, dall'architettura, dalla musica, dall'estetica e dall'arte del XVIII secolo. Innanzitutto c'è la rivoluzione insita nel racconto dell'autenticità. Da William Hogarth, quindi, che nei suoi dipinti raccontava l'oscenità della vita quotidiana intima e sociale, la trattazione prosegue allo scrittore Henry Fielding, padre del realismo, fino al movimento Free Cinema di cui faceva parte Tony Richardson, regista di Tom Jones del 1963, film tratto dall'omonimo romanzo di Fielding. Altra relazione storico-artistica sulla base della ricerca di verità si articola tra Robert Altman con Aria, del 1987, e la musica di Jean-Philippe Rameau, compositore vissuto a cavallo tra Seicento e Settecento, che conferisce alla pellicola dell'americano la stessa luce e cromia presente nei quadri di William Hogarth. L'occhio meccanico del cinema, dunque, si avvicina alla pittura nel raccontare nel bene e nel male le qualità individuali dell'essere umano. La scrittura tra le arti della Tartagni, proseguendo, propone un'altra rivoluzione, più artistica, che prende vita da Aleksandr Sokurov e dal Settecento, inteso come il secolo in cui nacque l'idea di museo. Il protagonista di Arca Russa (2002) è Hubert Robert, pittore che rielaborò il concetto di veduta, che nel film è posto al centro del viaggio all'interno dell'Hermitage di San Pietroburgo. Questo luogo si eleva, così, come afferma l'autrice, a regno del vedere che coinvolge tutti i sensi dello spettatore, in quanto il cinema diviene lo strumento migliore per mostrare l'arte del museo. In Francofonia (2015), Sokurov, invece, viaggia nel Musée du Louvre al fine di ricordare a chi guarda che lo Stato nazionale vive con i musei, come già affermava Napoleone. La terza rivoluzione è, invece, più a Sud, nel meridione d'Italia; nel regno settecentesco dei Borbone prende corpo la visione dei fratelli Taviani nel Il sole anche di notte del 1990. Il rimando principale del film è a Lev Tolstoj, autore del libro omonimo, ma anche a Johann Wolfang von Goethe, soprattutto per quanto riguarda Sergio (Julian Sands), il protagonista del film. Lui è il doppio che nel Settecento veniva identificato in Prometeo, proprio come analizzato dallo scrittore tedesco nel poemetto Prometheus. San Michele aveva un gallo (1972), sempre dei fratelli Taviani, rimanda, invece, alla rivoluzione interiore dei personaggi dei romanzi di Tolstoj, mentre Il resto di niente di Antonietta De Lillo del 2004 richiama il testo omonimo di Enzo Striano che racconta la rivoluzione della Napoli repubblicana del 1799.

La femminilità tra Rohmer e i sogni. L'autrice prosegue la sua narrazione, sciogliendo un altro nodo della sua tessitura. Dalle rivoluzioni interiori e della società, passa a raccontare il Settecento cinematografico della femminilità. Il Casanova di Federico Fellini (1976) si articola a partire dal famoso ritratto giovanile del veneziano realizzato nel 1750 ca. dal fratello Francesco, sul cui volto di Giacomo (interpretato da Donald Sutherland) il regista romagnolo sovrappone la figura femminile per eccellenza, la Luna. L'essere femminile del film, quindi, sembra Casanova e infatti tutte le donne sono private dell'espressione, per apparire come dei pupazzi. In questa pellicola, i riferimenti al XVII secolo si ritrovano, inoltre, nelle cromie forti e raddoppiate delle scenografie di Danilo Donati che rimandano ai quadri del Pittochetto (Giacomo Ceruti) e di Pietro Longhi; il film Casanova, infatti, è composto da quadri fissi, da una serie di visioni della realtà che sono mostrate dal regista in quadri senza senso, perché è il protagonista che non riesce a conferirglielo, come afferma l'autrice. Altro nucleo del libro riguarda il Settecento come il secolo in cui la popolazione femminile acquistò coscienza di sé. Il riferimento è La marchesa von... di Èric Rohmer (1976), il regista che meglio ha unito le arti figurative e il cinema. In questa pellicola i rimandi a La marchesa di O... di Heinrich von Kleist sono evidenti in particolare nella lotta tra la morale borghese e la forza dei sentimenti della protagonista; a ciò si associa un altro piano di analisi che coinvolge le ombre della mente umana, proposto nel Settecento da Johann Heinrich Füssli nella tela L'incubo del 1781. La Tartagni, quindi, approfondisce la relazione tra il cinema di Rohmer e i pittori settecenteschi come Louis-Léopold Boilly che affrontò nelle sue opere la questione femminile, per poi giungere a Marie Antoiniette (2006) di Sofia Coppola che l'autrice pone a confronto con la fotografia di Guy Bourdin, analizza descrivendo il superbo lavoro operato sui costumi di Milena Canonero, al contributo al film fornito da Manolo Blahnik e ancora alla pittura di Élisabeth Vigée Le Brun, ritrattista favorita dalla regina e Jean-Marc Nattier, pittore di gran gusto e per questo il pittore del re, per porre in evidenza il carattere rivoluzionario della sposa di Luigi XVI.

Dal Settecento al Novecento. Tra i registi analizzati dall'autrice ci sono anche Stanley Kubrick e Miloš Forman. Da Orizzonti di Gloria e passando a Lolita, la Tartagni arriva a Barry Lyndon che come afferma lei stessa, è la trasposizione di un romanzo ambientato nel Settecento, scritto nell'Ottocento e realizzato nel Novecento. In questo film la pittura è la rappresentazione di un sistema interpretativo ben progettato in cui il testo-cinema e il testo-pittura si intersecano perfettamente. E la pittura è quella di Thomas Gainsborough e Sir Joshua Reynolds appartenenti al panorama dei ritrattisti inglesi che Kubrick prende a riferimento. Il più stretto collegamento, però, tra la pittura e il cinema in Barry Lyndon, individuato dall'autrice, è la capacità del regista di restituire attraverso la macchina da presa il movimento insito nei dipinti di questi pittori, come fosse una fotografia dello scorrere del tempo. Il cinema di Miloš Forman, invece, intreccia la sua relazione artistica con la pittura di Francisco Goya e si manifesta nel suo film L'ultimo inquisitore del 2006. Qui il Settecento diviene contemporaneo, si attualizza e serve al regista per spiegare un po' meglio il presente. La trattazione della Tartagni, dunque, giunge al Mondo nostro in cui tutto il cinema, citato e analizzato, parla di un Settecento vicino all'oggi e gli avvenimenti, i concetti, le idee, i personaggi appaiono contigui a quanto accade nei tempi attuali.

Al lettore, quindi, terminata l’appassionate lettura de Le relazioni preziose rimane il piacere della scoperta e dell'approfondimento che le strette relazioni artistiche descritte dalla Tartagni, invogliano a sondare. L'autrice, infatti, crea delle strutture di nomi, riferimenti e spunti, a partire dai film, che catturano l'attenzione di chiunque abbia voglia di scoprire un po' meglio il cinema. Le relazioni preziose, però, non è semplicemente un libro sul cinema: è un testo interdisciplinare che si focalizza sul potere attrattivo della settima arte nei confronti della storia dell'arte e su come, il cinema, sia in grado di condensare nei suoi stilemi e direttrici di analisi quanto di artistico i suoi autori riversino al suo interno. Per dimostrare ciò, l'autrice descrive le scene, cita i testi e le opere e soprattutto, problematizza, indaga, pensa seguendo strette connessioni di pensieri, riportando tutto questo in un testo scritto con una lingua scorrevole e semplice.

Davide Parpinel

Del cinema in ogni sua forma d'espressione, in ogni riferimento, in ogni suo modo e tempo, in ogni relazione che intesse con le altri arti e con l'uomo. Di questo vi parlo, a questo voglio avvicinarci per comprendere appieno l'enorme e ancora attuale potere di fascinazione della settima arte.

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