Libri sul cinema

Totalmente Totò: biografia ragionata di un comico assoluto

Raccontare la vita di Antonio de Curtis, in arte Totò, è impresa ardua, perché ricca di spunti, aneddoti, citazioni, malesseri, insicurezze e sopratutto chilometri di pellicole e passi sulla scena. Il fine giornalista Alberto Anile c'ha provato, redigendo una biografia ragionata di un uomo molto più che un semplice attore, ma un vero e in tutto e per tutto comico

Dimostrare che Totò è stato un comico assoluto, senza paragoni, emuli, confronti. Questo è l'obiettivo di Alberto Anile, curatore del libro Totalmente Totò. Vita e opere di un comico assoluto, edito dalla Cineteca di Bologna, 18 €. Il giornalista e storico del cinema descrive la vita di Totò in tredici capitoli, inframmezzati con alcuni scritti dell'epoca a cura di Dino Falconi, Angelo Frattini, Orio Vergani, Vincenzo Talarico, Maurizio Ponzi. In 377 pagine circa si respira il personaggio, l'uomo, l'Italia e le sue contraddizioni nella prima metà del Novecento, all'interno di una biografia ragionata che ripercorre cronologicamente la vita di Antonio de Curtis suddividendola nelle principali tappe di affermazione del comico: la gavetta, la rivista, il cinema, la censura, la fortuna fino ad Uccellacci e uccellini e l'eredità artistica e umana.

Non semplicemente un attore. Il punto di analisi è espresso nell'introduzione, intitolata Scrivere di Totò. Anile vuole dimostrare che Antonio de Curtis non fu soltanto un 'buffone', un dispensatore di allegria, un attore leggero e divertente, ma anche e soprattutto un'artista popolare complesso, con un'infanzia 'umiliata' (come è definita dall'autore) in perenne ricerca di rimuovere dolori e frustrazioni. Lo sfondo è occupato da un'Italia bigotta e perbenista, un'industria cinematografica che con lui non fu mai del tutto corretta e la fortuna che spesso lo ha irriso e tormentato. Alla fine che rimane? Un comico che sul palco come sulla scena ha avuto la capacità di essere veritiero ed eversivo, una maschera inconfondibile: "muto e sonoro, futurista e dialettale, antico e moderno, profondissimo e leggerissimo, arcano eppure immediato" come precisa l'autore a pag. 329.

Un comico nella vita e sulla scena. Totalmente Totò è dunque un saggio romanzato composto da citazioni accurate dei documenti dell'epoca e da testimonianze. In particolare nella seconda parte del libro, quando Antonio de Curtis approda al cinema, tale scientificità diviene ancora più precisa in quanto la voce dei diretti testimoni è accompagnata dalla citazione di giornali e dai documenti della censura che permettono a chi legge di decifrare il contesto. All'autore del libro, però, interessa tratteggiare anche l'Antonio de Curtis uomo. Il suo ritratto è innestato nel flusso narrativo quasi a contestualizzare alcune scelte o momenti della sua vita artistica, già a partire da quel 15 febbraio 1898 in cui al rione Sanità di Napoli nacque Antonio Clemente, figlio di Anna Clemente e NN, di padre ignoto. Questo è il primo dato per comprendere la sua figura, perché nel richiamare ai propri doveri di padre naturale il marchese de CurtisTotò impiegherà, soprattutto in età adulta, molte energie e molto tempo, perché bisognoso di avere al suo fianco la famiglia che, al contrario, gli è mancanza nell'infanzia. Nel libro, a tal proposito, si racconta che dopo il servizio di leva, in cui ebbe a che fare con la vessazione di un caporale, spunto eccellente per la battuta "Siamo uomini o caporali?", Totò aveva la necessità di trasferirsi a Roma per consolidare la sua carriera. Costrinse, pertanto, mamma e marchese, che intanto l'aveva riconosciuto come figlio, a trasferirsi con lui. 

Inizialmente fu un futurista. Il comico Totò, quindi, appare nato prima nella vita e poi nella scena. All'età di sette anni, si racconta nel libro, Antonio indossava un vestito con rose rosse, adattatogli dalla nonna da una stoffa. Per questo motivo il piccolo fu preda di insulti e offese da parte di altri bambini a cui reagì strappandosi il vestito e rimanendo in mutande: improvvisò la sua prima esibizione pubblica fatta di passi di danza e un'innata capacità recitativa. Qualche anno dopo un precettore del collegio Cimino colpì il giovane in faccia durante un'improvvisazione di un incontro di boxe. Il colpo deviò ad Antonio il setto nasale e la mandibola, aiutando a definire fisionomicamente la maschera di Totò. Il destino, doloroso e malinconico, quindi, sembra essere stato un grande alleato nella formazione della sua figura di comico, e lui fu altrettanto abile nel trarre da questo la carica per affermare e dimostrare il suo enorme valore. Ecco la tesi dell'intreccio narrativo di Anile. La vita sociale e soprattutto artistica dei primi anni del Novecento, quindi, contribuisce a definire l'iniziale carriera di Totò, seppur lui l'abbia solo percepita confinato nel suo esilio di vita napoletano. Le prime esibizioni di Totò, infatti, sono costruite sul movimento, sul bisogno di rompere gli oggetti, sul rumore come effetto musicale e quindi sulle componenti di un'arte futurista, astratta, veloce, mutevole e sperimentale che Totò conduceva in scena esattamente come Umberto BoccioniGiacomo Balla trasformavano sulla tela. Il numero del burattino, del fantoccio pervaso da un sacro ardore è la prova di questa teoria che rende unica e originale l'arte di Antonio de Curtis. È la scena che, quindi, si appropria di lui, soprattutto quando nel 1935 cedette alle lusinghe della celluloide, perché conscio che l'umorismo surreale di Achille Campanile e l'esperienza del regista futurista Carlo Ludovico Bragaglia potessero incorniciare la marionetta di Totò nell'immortalità di un comico straordinario.

L'equazione Totò. A questo punto sembra quasi che Anile abbia creato una sorta di equazione per spiegare Totò. Antonio de Curtis sulla scena ha sempre affrontato la vita, ridendone in prima persona. Seppur sia sempre stato pervaso da incertezze, dalla paura di essere tradito, dal timore per l'acqua (metafora della sua instabilità emotiva) e solo negli ultimi anni anche pauroso della morte (più per la poca stimolazione lavorativa), nonostante questa l'abbia accompagnato nella solitaria infanzia, ha creduto in ciò che gli premeva dentro il suo essere, ossia il suo talento. Questo fa il comico che diviene assoluto quando si dimostra un servo debitore e scrupoloso della scena, del palcoscenico, anche se nella seconda parte della sua vita era quasi del tutto cieco (i problemi alla vista risalgono all'infanzia e proseguono a causa di cure superficiali per i suoi troppi impegni davanti la macchina). Lui stesso dopo il successo di Uccellacci e uccellini di fronte a una rinnovata richiesta di lavori, registrazioni, interventi, comparse, presentazioni sulla scena, accettò quasi tutto, perché "per me il lavoro è tutto", e ancora "io lavoro lo stesso, altrimenti mi sentirei inutile". Il libro di Anile dimostra, così, quanto Totò sia stato un comico irriverente, spesso bersagliato dalla politica e dalla censura che non capiva la sua sottile e arguta ironia, anche perché lui si faceva beffa dell'autorità e dei poteri forti con battute sarcastiche e taglienti da lui stesso pensate. È stato un "attore che è stato un comico vero, e perciò intimamente sovversivo" come scrive Anile a p. 272. In tutto questo trova dimostrazione l'idea del comico assoluto, ossia in una persona che solo al termine di una carriera nel cinema a tre cifre, si è permesso di osservare che ha lavorato solo con due grandi registi, Alberto Lattuada e Pier Paolo Pasolini e con il rimpianto di non aver potuto essere l'attore di Federico Fellini. Come puntualizza, infine, l'autore a pagina 329: "Totò è stato sminuito e schiacciato da un sistema culturale e industriale di straordinaria inadeguatezza, da una censura governativa e clericale che tagliò e depresse, e che impedì ad ipotesi più ardite anche solo di essere immaginate, da impresari che passarono anni a rivendersi l'un l'altro i contratti teatrali di un attore troppo generoso a concedersi, da cinematografati che sulle sue smorfie hanno costruito imperi e non hanno voluto guidarlo verso progetti più alti e platee anche straniere". Qui si consolida il comico assoluto.

Totalmente Totò è davvero tutto Totò. Lo stile scientifico adattato quasi alla forma di un romanzo in cui il protagonista cresce e si evolve nel corso del racconto di Alberto Anile (di cui si consiglia anche la lettura di Operazione Gattopardo, scritto in collaborazione con Maria Gabriella Giannice ed edito da Feltrinelli editore, storia cinematografica-libraria-sociale della trasposizione del capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel film assoluto di Luchino Visconti, avvincente come un poliziesco di Raymond Chandler) è un fiume che mangia le pagine. Appassiona, incuriosisce, diverte e illumina sopratutto perché tiene alla larga giudizi e critiche, per privilegiare fatti, appunti e verità, le sole componenti necessarie a spiegare il comico assoluto di Totò.

Davide Parpinel

Del cinema in ogni sua forma d'espressione, in ogni riferimento, in ogni suo modo e tempo, in ogni relazione che intesse con le altri arti e con l'uomo. Di questo vi parlo, a questo voglio avvicinarci per comprendere appieno l'enorme e ancora attuale potere di fascinazione della settima arte.

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