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Eva

Una immagine di EvaPrendete la fantascienza, mixatela con il dramma, e aggiungeteci un pizzico di stampo indipendente: ecco Eva, opera prima di un visionario regista spagnolo che gioca sapientemente con estetica anni '70 ed eco-futurismo

Se il vostro genere di fantascienza prediletto è quello di Io - Robot o Transformers, lasciate perdere: Eva non fa per voi.
Se invece siete tra gli adoratori del retrofuturismo sentimentale ed intenso alla Blade Runner, Non lasciarmi e A.I. - Intelligenza artificiale (cui questo film si ispira notevolmente), allora troverete Eva un prodotto unico, una piccola perla della cinematografia spagnola che non potrà non lasciarvi con una nota di commozione.
Descrivere il film in poche righe è alquanto difficile, proviamo a darvi un accenno di trama: Alex, un rinomato ingegnere cibernetico, fa ritorno alla Facoltà di Robotica per creare un robot bambino. La routine di Alex cambia quando incontra Eva, una bambina speciale e carismatica, che fin dal primo momento stabilisce con Alex una relazione di complicità. Assieme intraprenderanno un viaggio che li porterà verso un finale rivelatore....
Questa pellicola, opera prima del regista Kike Maillo va vista, vissuta ed elaborata personalmente, perché è proprio sull'asse della declinazione personale che gioca lo script di questo prodotto. Stupisce il ritardo della distribuzione: Eva era infatti stato presentato nella sezione Fuori Concorso della 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, e solo oggi ha trovato il coraggio (beh, coraggio economico..) di essere rilasciato.
Forse ciò che spaventa le case di distribuzione è l'assenza di malizia e secondi fini di questo piccolo film. Eva è una pellicola di cuore e fatta con il cuore, dalla quale traspare ogni emotività e dedizione (non senza imperfezioni) del regista al suo primo lungometraggio, che ripesca una domanda vecchia come il mondo ma sempre efficace: può l'essere umano rapportarsi ad un robot? E può quest'ultimo essere tanto simile a qualcuno in carne ed ossa al punto da rubargli il cuore?
È proprio

questo che colpisce del film: la straziante poetica romantica che muove 90 minuti di dramma, in cui il piano fantascientifico si integra perfettamente con la quotidianità di una qualsiasi famiglia tipo, e che porta davvero lo spettatore a pensare di non poter programmare ciò che si sente. Amore, morte, fantascienza: ad Eva va data una possibilità.

Il nostro consiglio è quello di andare a vederlo, e, alla fine della visione del film, chiedervi: "Cosa vedo quando chiudo gli occhi?"
Vedrete che riuscirete a darvi una risposta...

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