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Melancholia

La locandina di MelancholiaLa Terra ha le ore contate e due sorelle – una depressa, l’altra piena di voglia di vivere – si preparano ad affrontare in modo diverso la catastrofe annunciata. Viaggio negli abissi dell’animo umano, in un film al femminile targato Lars von Trier sulla fine del mondo. Presentato al Festival di Cannes 2011   
In occasione del loro matrimonio, Justine e Michael danno un sontuoso ricevimento nella casa della sorella della donna, Claire. Proprio durante quei giorni di festa il pianeta Melancholia si dirige pericolosamente verso la Terra. Secondo la comunità scientifica c’è il rischio che si verifichi un impatto che porterebbe all’implosione del globo terrestre. Justine e Claire reagiscono in maniera differente al pericolo imminente: Justine è una ragazza infelice che fa fatica a trovare il suo posto nella società ma che paradossalmente si ritrova più preparata ad affrontare la fine del mondo, Claire è una donna normale che ama la vita e che di conseguenza non riesce ad accettare l’idea di dover rinunciarci.

Presentato allo scorso Festival di Cannes, Melancholia segna un ritorno del geniale e controverso Lars von Trier ai temi a lui più congeniali ed al vigore e rigore stilistico che avevano contraddistinto le sue opere più riuscite. Un film sulla fine del mondo che, attraverso la rappresentazione apocalittica di una sorta di abbraccio cosmico tra il nostro pianeta ed uno dieci volte più grande, ribadisce cinicamente uno dei leitmotiv della poetica del regista danese: siamo soli nell’universo. Ma piuttosto che raccontare una storia catastrofica in modo del tutto convenzionale, von Trier sceglie di descrivere gli abissi dell’animo umano di fronte ad una tragedia annunciata, evocando il senso di sconfitta che permea un’umanità alla deriva con immagini di forte impatto (a cominciare dallo splendido incipit).
È lo stile del regista – onirico ed elegante, pieno di dettagli precisi, sempre ad un passo dal kitsch nell’uso degli effetti speciali senza però caderci mai dentro – a dare forza ad una vicenda che avrebbe potuto essere una pura fantasia morbosa: più che gli acuti della tragedia, colpisce la sensibilità introspettiva con cui von Trier sa evocare i comportamenti di due sorelle – una depressa, l’altra piena di voglia di vivere – che si preparano Una immagine del filmad affrontare in modo diverso una minaccia sconosciuta.
Von Trier non si lascia dunque prendere dalla tentazione di fare spettacolo con l’azione, bensì preferisce lavorare sulle atmosfere e sulla tensione psicologica – ben coadiuvato da interpreti come Kirsten Dunst (premiata come miglior attrice alla rassegna cannense per la sua performance) e Charlotte Gainsbourg, presenze quasi vibratili che si muovono con sguardo smarrito sulle note scandite dalle sinfonie di Richard Wagner. La descrizione cupa ed ambigua di una degenerazione emotiva in piena sciagura planetaria dà vita ad un film di grande suggestione figurativa, intessuto di temi struggenti e sommessi, solo raramente intervallati da situazioni di scarso interesse che suscitano – lo diciamo in tutta sincerità – qualche sbadiglio. Sullo schermo prende così corpo una specie di sinfonia tragica caratterizzata da una eleganza stilistica ed una compattezza narrativa sicuramente non comuni.

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