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Summer Blur - Recensione

Sprazzi di un'estate a Wuhan per una ragazzina costretta ad affrontare un ambiente ostile e far fronte ad eventi più grandi di lei in piena solitudine: Summer Blur dell'esordiente Han Shuai, dopo aver trionfato ai festival di Pingyao e Busan, sbarcherà alla prossima Berlinale nella sezione Generation

Prodotto da Factory Gate Films e distribuito da Rediance, entrambe etichette di garanzia di successo e di qualità, Summer Blur è l'opera d'esordio nei lungometraggi di Han Shuai, giovane regista cinese che ha avuto la sua prima al Festival di Pingyao e subito dopo un passaggio a Busan: in entrambi i casi il film ha ottenuto importanti riconoscimenti e premi. Con tale pedigree la pellicola approderà alla imminente Berlinale nella sezione Generation.
Il racconto si impernia su un frammento estivo di vita della tredicenne Guo, figlia di quello che è diventato uno dei fenomeni più pesanti della società cinese contemporanea, cioè l'affidamento dei ragazzini e degli adolescenti a nonni, zii e parenti vari da parte dei genitori per andare a cercare fortuna nelle grandi aree urbane. La protagonista infatti vive a Wuhan insieme ad una zia ben poco affettuosa, uno zio apatico e una cuginetta più piccola che ha la ben poco apprezzabile tendenza a bullizzare Guo, contando sulla protezione della famiglia. Il padre non si sa dove sia, la madre vive a Shanghai dove si sta creando una nuova famiglia facendo la spola con gli USA e non sa regalare altro alla figlia che promesse di un lusso e di una ricchezza di cui alla ragazzina interessa ben poco; viceversa - e ce lo spiega la metafora forse ovvia ma significativa dell'aereo - Guo sogna di volare via da quel luogo ed iniziare altrove una vita nuova.
Summer Blur è il racconto di una adolescenza vissuta in solitudine, abbandonata a se stessa, nella quale la protagonista prova la pesantezza del suo crescere e maturare e del prendere contatto tangibile con un mondo reale che appare fortemente ostile. Intorno a lei tutto sembra respingerla: la madre che l'ha mollata ad una zia che mostra ben poco affetto, una cugina antipatica che la maltratta, il destino stesso che le fa toccare con mano sin da giovane il rimorso e il senso di colpa, il ricatto vile da parte del compagno di scuola. Guo, contando solo su stessa, lotta strenuamente, cerca la forza nella sua triste solitudine di cui sente il peso per l'assenza della figura materna che lei vorrebbe raggiungere per poter vivere assieme a lei, proprio mentre, almeno fisicamente, sta diventando una donna.
E' un film sulla ostilità dell'ambiente capace di avvelenare l'esistenza di una ragazzina, relitto di una famiglia distrutta e costretta a crescere prima del tempo per sopravvivere alla tristezza e al dolore dell'abbandono che diventa sempre più forte a causa del comportamento materno e del vuoto di affetto che la circonda: in tal senso assume contorni veramente agghiaccianti la trasferta a Shanghai con la sola speranza di poter incontrare la madre che invece naturalmente è assente.
Il film di Han Shuai è non solo una pesante denuncia di certe scelte che nella Cina moderna sembrano diventate ovvie e normali (lasciare i figli indietro perché ostacolano la corsa ad arricchirsi e sono quindi un peso), ma è anche un racconto intimo di un'adolescenza insana, macchiata da una impossibilità di sentire affetto e vicinanza da parte della protagonista.
La regista, che già svariati riconoscimenti ha raccolto con alcuni cortometraggi, mostra una mano ferma nella regia, non è banale, non si perde in orpelli, focalizza il suo racconto sulla figura di una ragazzina che instilla da subito una tenerezza dolorosa, sa ben rendere quel clima estivo umido e malsano che appesantisce i gesti quotidiani stendendo quasi un velo pesante sul racconto.

C'è una grossa presenza di umanità in Summer Blur, una empatia dolorosa, triste nell'assistere a come gli eventi piombino sulla vita della protagonista mettendola a dura prova nella sua scarsa esperienza della vita dettata dalla giovanissima età. Possiamo anche definirlo - con un termine forse un po' abusato - un coming of age nel quale Han Shuai racconta come sia possibile affrontare non solo i colpi del destino, ma anche i soprusi, le discriminazioni e la solitudine affettiva. La prova della giovanissima Huang Tian è degna di nota: maturità espressiva, presenza scenica, eccellente capacità recitativa fanno di lei una sicurissima promessa del cinema cinese.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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