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A Home with a View - Recensione (Far East Film Festival 2019)

Partendo dall'annoso problema degli alloggi ad Hong Kong, Herman Yau dirige una commedia da camera che si muove tra i canoni della commedia brillante classica, la satira e la dark comedy

Ispirato ad una piece teatrale scritta da Cheung Tat-ming, che del film è anche attore e co-sceneggiatore insieme al regista Herman Yau, A Home with a View è uno di quei lavori, ormai piuttosto rari, che possono definirsi autenticamente impregnati di quel che rimane dello spirito cinematografico di Hong Kong. Non a caso Herman Yau, regista di un cinema che sembra per molto aspetti appartenere ad un passato remoto, è probabilmente il più genuinamente legato alla tradizione di Hong Kong, risultando un cineasta che ha saputo sempre cogliere quanto di interessante dal punto di vista sociale emergeva dalla ex colonia britannica.
A Home with a View è opera che prende spunto dall’annoso problema degli alloggi, e del mercato immobiliare in genere, nella città di Hong Kong, assurto a vero e proprio problema sociale e su questo imbastisce una storia che si muove tra la commedia brillante tradizionale, la satira e la black comedy.
Al centro della storia una famiglia tipica di Hong Kong: un capofamiglia attentissimo al controllo delle spese affinché si possa finalmente comprare l’appartamento in cui vivono, una moglie energica al limite dell’isteria, una figlia che si affaccia all’adolescenza con tutte le problematiche che ne conseguono, un figlio adolescente sfaccendato ed il vecchio padre di lui ben avviato alla demenza senile. Una famiglia nella quale, però, non regna certo la calma e la tranquillità, scossa come è da dispute e discussioni (come ben rappresenta la scena iniziale). Come non bastasse anche i vicini di casa sono tutt’altro che persone accomodanti, anzi piuttosto fastidiose. Quello che ricompone la pace in famiglia e infonde la serenità capace di riportare la tranquillità (transitoria) è la veduta che da una delle finestre si ha sulla baia in lontananza, quasi una visione magica capace di calmare gli ardori e infondere un senso di armonia. Quando una mattina la famiglia al completo si accorge che quella veduta paradisiaca è stata oscurata da un enorme cartellone pubblicitario montato su un terrazzo prospiciente, nella casa piomba lo sconforto, ma anche la volontà di far sparire quanto prima quell’obbrobrio, spacciato da opera d’arte dal suo creatore che vive in affitto nella casa di fronte. Petizioni (fallite), incontri pubblici (naufragati miseramente), appelli agli organi competenti della città (inutili e ben presto affossati da una burocrazia di stile italico), non riescono a risolvere il problema, motivo per cui la bella famigliola decide di passare all’azione utilizzando gli estremi rimedi per un male così estremo.
Le incursioni di Herman Yau, regista poliedrico e instancabile, nella commedia non sono moltissime nella sua carriera, per di più, come dicevamo all’inizio, A Home with a View è lavoro che fa riferimento ad una opera teatrale alla quale cerca di mantenersi fedele nella struttura, ed infatti l’ora e mezza di film è in larga parte girata all’interno della casa, che funge quindi da ideale palcoscenico. Questa difficoltà comunque il regista la supera brillantemente, basti pensare alla prima scena infarcita di dialoghi nella sua frenesia.
Ma Yau è anche cineasta molto attento ai problemi della città in cui vive e quindi già più di una volta ha fatto esplicito riferimento al tema degli alloggi inteso in senso lato, sia dal punto di vista immobiliare con le relative speculazioni, sia dal punto di vista dei cittadini che debbono far fronte ad autentici salassi per acquistare case spesso fatiscenti e vecchie. Nel film questa tematica è affrontata con un certa dose di satira e di sarcasmo, sempre però con un equilibrio che consente al racconto di non appesantirsi mai sulla tematica sociale, privilegiando invece i toni e le atmosfere da commedia rinverdendo per larghi tratti la grandissima tradizione della commedia brillante di Hong Kong su cui, soprattutto nel finale, si innestano venature da dark comedy.

Il cast è di quelli che offrono assolute garanzie: Francis Ng, bravo come sempre, è il capofamiglia; Anita Yuen che sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi, si incastra bene con il primo; Cheung Tat-ming, oltre che scrittore e sceneggiatore, si cala bene nella parte del vecchio rimbambito; Louis Koo è lo strampalato e problematico vicino di casa che dà il via al bailamme con il suo manifesto gigantesco. E come tutti i film di Hong Kong che si rispettino, non mancano le comparsate di lusso, da Lam Suet ad Anthony Wong e Lo Hoi-Pang.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3

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  Trailer del film


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Video

Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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