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The Widowed Witch - Recensione

Pregevole esordio del regista cinese Cai Chengjie, The Widowed Witch è un lavoro elegante e ben riuscito che racconta la battaglia,  a volte con connotati surreali, di una donna contro la superstizione e l'ignoranza che non porterà però a cambiare il destino

Er Hao è rimasta vedova per la terza volta nonostante la sua ancora giovane età, l’ultimo marito è morto in seguito all’esplosione della casa dove fabbricava fuochi d’artificio. La donna viene accudita dai parenti del marito in attesa che si riprenda dallo shock. Uno dei parenti se ne approfitta e la violenta, proprio mentre lei ancora scossa per l’incidente non riesce a muoversi. Recuperata un minimo di forza la donna decide di andarsene, portando con sé il giovane fratello muto del marito: una strana coppia che parte senza meta per trovare un posto dove vivere. Er Hao, per la incredibile sfortuna che gli è piovuta addosso, viene considerata dai suoi paesani, siamo nella Cina gelida del profondo Nord, una strega e quindi nessuno le offre riparo. L’unico rifugio che possiede è il vecchio pulmino del marito che viene riadattato a dimora itinerante. Mentre tutti la evitano e la maledicono, Er Hao escogita il modo per poter tentare di campare: sfruttare la sua ben poco invidiata nomea di strega e grazie ad un paio di fortunati episodi (un vecchio che torna a camminare e un nascituro femmina che invece viene alla luce maschio) nei quali millanta di esercitare le sue doti sovrannaturali, la situazione cambia in un batter d’occhio. Da strega a sciamana e come tale dotata di enormi poteri e, con essi, riparo e cibo gratis.
Er Hao solcherà quindi i campi innevati con tutto il corredo che una sciamana porta con sé, ma sfuggire al destino è comunque operazione impossibile.
L’opera prima del regista cinese Cai Chengjie, premiata col prestigioso Tiger Award al Festival di Rotterdam 2018 è un notevole lavoro dalla grande forza visiva e dal contenuto interessante. Girato quasi esclusivamente in un elegantissimo bianco e nero, racconta come pregiudizi e superstizioni, avidità ed egoismi possano ostacolare il tentativo di rinascita di una persona e di come una comunità possa, spinta dal conformismo, adeguare i proprio giudizi e le proprie valutazioni in base al tornaconto prodotto dalle gesta della strega-sciamane.
La descrizione del ventre molle della Cina provinciale, lontana anni luce dalla modernità delle grandi metropoli è degna di nota, uno stile che sembra derivato dai grandi registi della Sesta Generazione molto attenti all’aspetto verista delle loro storie. Il bianco e nero freddo ed elegante che descrive un paesaggio altrettanto gelido, accompagnato alla cura dei suoni, crea un senso di isolamento intorno alla protagonista e alla sua storia, sebbene non manchino qualche inserto a colori e qualche brano che mostrano anche una dosata ricerca di una poetica visiva.

The Widowed Witch
è un eccellente esordio di un regista che sa plasmare bene la storia donandogli sfumature quasi oniriche e fantastiche che in più di una occasione generano il dubbio se il peregrinare di Er Hao sia reale o immaginario e accompagnandola ad uno stile visivo e di regia puliti e rigorosi. Inoltre riesce nell’operazione di costruire un personaggio che fa da perno centrale della storia verso il quale lo spettatore prova una intima empatia sin da subito, grazie anche alla straordinaria prova recitativa di Tian Tian.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3.5

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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