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Our Time Will Come - Recensione

La guerra filtrata attraverso gli occhi di gente comune alle prese con tragiche e inaspettate circostanze: Ann Hui firma un solido dramma ambientato ad Hong Kong durante l’occupazione giapponese

La regista della New Wave hongkonghese degli Anni '80 Ann Hui ritorna sul grande schermo con Our Time Will Come, un film che ripropone tutti gli elementi classici che hanno contribuito a renderla una leggenda.
Prodotto e distribuito dalla cinese Bona Film Group, questo dramma ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale arriva giusto in tempo per il 20simo anniversario della restituzione di Hong Kong alla Cina, anche se il lavoro di Ann Hui, presentato in prima assoluta al Festival Internazionale di Shanghai, è ben lungi dall’essere celebrativo. Il film ha appena inaugurato il Five Flavours Film Festival 2017 a Varsavia, aprendo anche una bella retrospettiva sulla regista.
Our Time Will Come si svolge ad Hong Kong nel 1942, durante l’occupazione giapponese e comincia subito in una riunione segreta di partigiani, dove un gruppo di attivisti sta pianificando un esodo di massa degli intellettuali cinesi da Hong Kong per portarli in salvo oltre il confine cinese. Nel frattempo la signora Fong (Deanie Ip) si guadagna qualcosa affittando una stanza della sua casa al poeta in esilio Mao Dun (Guo Tao) e alla moglie, mentre sua figlia Lan Fong (Zhou Xun), maestra di scuola, ha appena rifiutato la richiesta di matrimonio del suo ragazzo Wing (Wallace Huo) che di conseguenza sta per partire e prendere un lavoro di agente in incognito in un ufficio giapponese. Lan e la madre sono stupite quando i loro affittuari annunciano improvvisamente che lasceranno la stanza. Le due infatti non hanno idea che Mao Dun è uno degli intellettuali che stanno per scappare da Hong Kong con l’aiuto di Blackie Lau (Eddie Peng), l’ardito e leggendario capo dei guerriglieri del gruppo partigiano Dongjang (East River Brigade). Quando per puro caso Lan si trova coinvolta in un’azione ed è forzata ad aiutare Blackie Lau e i suoi compagni a scortare i fuggitivi, è profondamente toccata dalle motivazioni dei partigiani e dalla proposta del capo di unirsi a loro, e non passerà molto tempo prima che Lan comincerà ad aiutare la resistenza. All’inizio solo consegnando volantini, ma in seguito sempre più attivamente fino a diventare un’importante figura della resistenza. Lan dovrà ben presto lasciare la città per unirsi alla resistenza nel loro nascondiglio tra i villaggi di pescatori sulla costa, mentre sua madre fa ciò che può per aiutare la causa (e la figlia) da una sempre più povera Hong Kong assediata.
Dietro la flebile apparenza di uno spy thriller, questo è sostanzialmente un film di Ann Hui e il tema dello spionaggio presto rivela la prospettiva tipica della regista, dove la guerra è filtrata attraverso gli occhi di gente comune alle prese con tragiche e inaspettate circostanze. Lungi dall’essere una tradizionale epopea bellica, Our Time Will Come è invece una potente epica di resistenza e sofferenza. Le battaglie sono sporadiche e quasi sempre sullo sfondo: quello che invece vediamo sono i piccoli dettagli della vita di tutti giorni sotto pressione. Piccoli gesti, far bastare il riso, l’economia domestica in tempi di guerra, dare rifugio, il tutto narrato nel modo empatico e delicato, tipico della regista. Ogni singola scena del film possiede un forte flusso sottotraccia di emozioni, ma la regista sceglie di mantenere un tono quieto e distante. La storia, narrata realisticamente si svolge davanti ai nostri occhi senza un ben definito punto di vista di un personaggio.
Non è la prima volta che Ann Hui ambienta un film durante l’occupazione giapponese, e sempre con forti personaggi femminili. Le donne sono al centro anche in questo film, eroi sottovalutati della guerra. Rifiutando di essere definita coraggiosa da Blackie Lau, Lan recita con modestia la battuta che più sintetizza l’amato tema della regista: “La gente ordinaria si trova a fare cose straordinarie in periodi fuori dall’ordinario”.
Our Time Will Come finisce ai giorni d’oggi, la vita va avanti tra le strade illuminate al neon di Hong Kong. Resilienza è il grande orgoglio degli hongkonghesi.
Le performance di Zhou Xun ed Eddie Peng sono appassionate, entrambe piene di energia ma ben differenti l’una dall’altra, mentre le tinte noir sono convogliate soprattutto dal ruolo di Wallace Huo e decisamente ben riposte nelle sue mani. Ma chi brilla veramente è (ancora) Deanie Ip, una grande professionista che non stupirebbe se anche quest’anno si portasse a casa dei premi per il suo appassionato e commovente sipario di umanità, non senza però anche un pizzico di umorismo.
La voce fuori campo è uno dei 'trucchi' narrativi preferiti dalla regista e in Our Time Will Come prende forma di un’intervista che Ann Hui sta facendo ai giorni nostri ad un gruppo di veterani della resistenza. Uno di loro, e colui che racconta il film, è Tony Leung Ka-fai in un commovente piccolo ruolo, nei panni di un anziano tassinaro di Hong Kong, un tempo molto affezionato a Lan. La sua storia diventa particolarmente commovente verso la fine quando lo individuiamo giovanissimo nella storia.
Il cameo di Leung non è l’unico, tanti attori hongkonghesi appaiono in piccolo ruoli, Sam Lee, Ivana Wong, Candy Lo, e si può anche intravedere la regista stessa mentre intervista i partigiani.
La bellissima colonna sonora è stata composta dal maestro giapponese Joe Hisaishi e, in accordo con lo stile realista del film, è somministrata con il contagocce, lasciando molte parti del film scoperte, ma quando c’è, soprattutto nel crescendo finale, è un’esperienza fortemente emotiva.
Da menzionare anche l’eccellente team di produzione diretto da Man Lim-chung che ha ricreato un’affascinante Hong Kong degli Anni ’40, dalla casa e la strada in Wan Chai della famiglia Fong, in un villaggio del sud della Cina, fino ai nascondigli dei partigiani girati nei New Territories, a Nord di Hong Kong.

Ann Hui è in gran forma e Our Time Will Come è un’ulteriore prova della sua continuità nel creare solidi drammi dalla valenza universale, popolati da eroi amabili e in cui ci si può facilmente immedesimare. Uno dei migliori film del 2017.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 4

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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