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The Outlaws - Recensione (London Korean Film Festival 2017)

Opera prima per il regista Kang Yoon-seong, che dirige un efficace film d'intrattenimento che ammicca all’epoca d’oro dei poliziotteschi americani Anni ’90

Proprio quando il film The Outlaws raggiunge il record di incassi in Corea del Sud, eccolo arrivare al London Korean Film Festival 2017 insieme al suo debuttante regista Kang Yoon-seong. Il film è tratto da una reale 'purga' di gangster sino-coreani avvenuta a Seoul nel 2004 e che portò all’arresto di più di 30 malviventi in una sola azione di polizia.
Siamo nel quartiere popolare di Garibong a Seoul, dove una gang di immigrati cinesi, stabilitisi anni prima e naturalizzati, ha trovato il modo di proliferare e vivere comodamente con lo strozzinaggio e altre attività fuorilegge. I residenti del quartiere sono esasperati dalle continue prepotente e distruzioni dei malavitosi, ma sono anche terrorizzati dalla loro violenza e preferiscono l’omertà. Il poliziotto, secondo in comando, Ma Seok-do (Ma Dong-seok) è anche lui un residente della zona e questo gli dà il know-how necessario per tenere a bada le cose, almeno fino a quando non entra in scena il gangster senza scrupoli Jang Chen (Yoon Kye-sang) e i suoi scagnozzi che hanno la pessima abitudine di tagliare a pezzi ad accettate chiunque si opponga alle loro richieste. Inutile dire che con malavitosi del genere non c’è patteggiamento o ragionamento che tenga e Ma insieme con i suoi colleghi del distretto di polizia dovranno passare all’azione per reprimere il crescente caos. Appellandosi alle sue origini del quartiere, Ma chiede aiuto ai commercianti e ai residenti del posto per controllare i movimenti dei criminali con informazioni e fotografie, promettendo alla popolazione terrorizzata di prendere i malviventi in una sola retata per eliminare così i rischi di rappresaglie.
Il resto è storia naturalmente, essendo basato su fatti reali, e non storia allegra, anche se ha un lieto fine. L’efferatezza delle azioni criminali di questi gangster che non hanno un occhio di riguardo nemmeno per i compatrioti cinesi (anzi, giocarsi la carta di compatriota li fa infuriare ulteriormente), se raccontata così com’è renderebbe il film una specie di Asura con in aggiunta l’orrore di essere reale e non fiction, ma il regista ha inserito una serie di personaggi e piccole storie di fantasia che aiutano a rendere la narrazione molto avvincente e anche divertente a tratti, con ammiccamenti all’epoca d’oro dei poliziotteschi americani Anni ’90. Artefice e centro di tutto ciò è naturalmente Ma Dong-seok, che domina le scene con il suo fisico possente e con la sua presenza carismatica. Negli anni l’attore ha avuto modo di raffinare le mille sfumature dello stesso personaggio, interpretandolo alla perfezione con la sua tipica vena comico-sarcastica. Senza di lui sarebbe un altro film. Ma è il tipico poliziotto a volte rozzo e spesso violento, ma con un grande attaccamento al suo territorio e alla sua gente, dai modi scorretti ma sempre a fin di giustizia. Populismo forse, ma molto funzionale per dare presa ad una storia che sarebbe altrimenti un po’ arida.
La prima metà del film ci mette parecchio ad ingranare e spende molto tempo, forse troppo, ad introdurre le vicende e i personaggi, soffermandosi eccessivamente sulle faide intestine, ma la seconda parte diventa molto avvincente man mano che l’azione di polizia si srotola verso il compimento. Atmosfere notturne, il ritratto vivido del quartiere popolare di Garibong e un montaggio dinamico delle scene di azione contribuiscono a rifinire il tutto e creare un pacchetto 'pop' vincente.

The Outlaws è un’ottima opera prima per il regista Kang Yoon-seong e un film d’intrattenimento con le carte in regola.




Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3

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Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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