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Right Now, Wrong Then - Recensione

Right Now, Wrong Then - Recensione - Film - Hong Sang-sooTradizionale appuntamento annuale con il nuovo film di Hong Sang-soo: stavolta il regista coreano gioca con un peculiare sliding doors, regalando un lavoro con qualche novità

Puntuale come ogni anno, ed avviene immancabilmente ormai da almeno un decennio, Hong Sang-soo sforna il suo nuovo lavoro, presentato al Festival di Locarno 2015 dove non è mancato, puntuale anch’esso, il premio. Il regista coreano, ormai, è una micidiale macchina da festival, perfettamente integrato nel circuito europeo delle rassegne che contano che a loro volta fanno a gara per assicurarselo.
Questa periodicità fissa nella produzione di Hong ha portato un po’ tutti, anche coloro come il sottoscritto, che furono estimatori convinti delle prime opere del regista e che ora riconoscono in lui una sorta di appagamento che si fonda sulla infinità ripetitività non solo stilistica ma anche sostanziale, ad attendere comunque con curiosità la creatura annuale del regista. Ci si mette davanti allo schermo e si pensa: “Vediamo questa volta che variazione sul tema ha raccontato”, immaginando le solite scene ripetute in un loop che dura ormai da anni. Ammettiamolo: ad Hong ormai siamo affezionati, e ancor più al suo cinema, anche quando è ben lungi dall’essere qualitativamente paragonabile ai suoi migliori lavori.
Ed ecco quindi, come c’era da aspettarsi, la solita storia con i medesimi canoni: il regista in trasferta per presenziare alla presentazione di un suo film con successivo incontro col pubblico, la solita ragazza tra lo strambo ed il problematico, l’incontro casuale, il caffè bevuto ad un tavolo di un bar, poi la cena con l’immancabile bevuta di soju e quindi il fine serata in un bar insieme a degli amici di lei. Ma ecco che Hong, stavolta almeno, ci stupisce: dopo circa una ora il film di fatto ricomincia, uno sliding doors molto peculiare, interiore verrebbe da dire: la stessa storia raccontata però con uno stato d’animo ed un atteggiamento diverso da parte dei due protagonisti. Come potrebbe essere la vita se ci comportassimo diversamente e soprattutto con più sincerità?
Nella prima parte domina la spocchia, la cialtronaggine, la superbia, la menzogna fraudolenta, nella seconda le stesse scene le vediamo tra due personaggi che invece tendono ad avere una carica di sincerità e di umana debolezza che li mette a nudo. Certo le chiacchiere solo sempre le stesse, spesso inconcludenti, a volte filosofiche, anche le ambientazioni e le situazioni sono sempre le stesse condite da personaggi che sembrano vivere nel loro personale universo, solitari, quasi autistici, ma questo volere usare due prospettive dà al film quel tocco autoriale non solo riguardo alla struttura della narrazione ma anche per una sorta di analisi cinematografica dell’opus hongiano: nella prima parte assistiamo a quelle scene che erano proprio del primo Hong, personaggi sgradevoli, al limite dell’odioso, nella seconda invece gli stessi si trasformano in esseri problematici e sinceri verso i quali si prova una compassione sincera. C’è in questa dicotomia tutto il cinema di Hong, le sue carrellate di maschere umane, di miserie e di solitudine, c’è la difficoltà ad interagire, a meno che non ci sia di mezzo il soju, e allora viene fuori la peggior faccia di noi, quella repressa e litigiosa. Per tale motivo lo sliding doors di Hong Sang-soo va accolto con un certo interesse, perché è un passo avanti, sebbene il regista abbia spesso giocato nei suoi lavori coi piani temporali e sembra volere lanciare un messaggio pedagogico: siamo sinceri, siamo noi stessi, e sicuramente i rapporti umani miglioreranno.
Tutto giocato sui consueti piani fissi con pochissimi scene esterne, Right Now, Wrong Then è un compendio della tecnica cinematografica di Hong, sempre più improntata ad un elegante minimalismo.La scelta dei due attori protagonisti inoltre è sembrata perfetta come poche altre volte: Jeong Jae-yeong è credibilissimo nel ruolo del regista protagonista, bravo nel cambiare faccia nel passaggio da una parte all’altra, Kim Min-hee anche, nel suo atteggiamento quasi sempre dimesso, ben incarna il ruolo della giovane pittrice in fase di crisi di ispirazione.

Insomma stavolta Hong Sang-soo pur non deragliando dalla sua ormai consolidata deriva regala un lavoro che almeno possiede qualche spunto di interesse in più che va oltre l'affettuosa abitudinaria visione di un film che si ripete come un loop da dieci anni.


Il nostro giudizio: Il nostro giudizio è 3

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Massimo Volpe

"Ma tu sei un critico cinematografico?" "No, io metto solo nero su bianco i miei sproloqui cinematografici, per non dimenticarli".

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