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Una serata con Bae Doona

Risate e qualche lacrima in una serata inaspettatamente intima e indimenticabile con la star coreana Bae Doona, giunta a Londra per la presentazione di A Girl At My Door

Quando ho preso i biglietti per questa serata di apertura del film A Girl At My Door con la partecipazione della protagonista Bae Doona ad un Q&A finale, non pensavo che mi sarei ritrovata poi in una sala piccola e vellutata del nuovissimo Picturehouse Central di Londra. Decisamente un bonus questa intimità, come essere in un esteso salotto di casa. Sono qui con la mia aggiornatissima amica Suzanne che ha un gruppo di fan di cinema coreano e mi dice che Doona è a Londra anche per la Fashion Week.
Il film è molto bello, sfaccettato ed emozionante. Era stato presentato esattamente un anno fa al London Film Festival e ci ha messo tutto questo tempo per arrivare nelle sale di Londra. Dopo la visione ci siamo ritrovati così in questo salottino a chiacchierare con l’ospite d’onore, in una serata decisamente femminile, una moderatrice donna, l’interprete coreana donna, un film diretto da una donna (July Jung) con due bravissime interpreti femmini (Bae Doona e Kim Sae-ron).
Bae Doona è bellissima, più bella che in foto perché quelle pose con lo sguardo di ghiaccio o malinconico non sono lei. Lei è solare e allegra e ha uno sguardo sincero e aperto. Il suo inglese è eccellente dopo l’esperienza con Cloud AtlasSense8 e solo a tratti chiederà all’interprete qualche parola che le sfugge.

Sul film. Si comincia a parlare della sua parte nel film e Doona ci racconta che quando la regista le fece leggere il copione rimase molto colpita dal personaggio e dalle tematiche affrontate nel film. “Volevo a tutti i costi la parte, ho sentito una grande empatia per il personaggio, nonostante non abbiamo molti punti caratteriali in comune. Mi è piaciuta tantissimo la sceneggiatura, July (regista e sceneggiatrice, ndr.) è bravissima a scrivere”.
July Jung aveva precedentemente spiegato di aver avuto molti problemi a realizzare questo film, ma determinazione e qualità della sceneggiatura l'hanno aiutata al punto di riuscire ad essere prodotta dal grande Lee Chang-dong. Nonostante questo, poco prima dell’inizio del girato ci sono stati problemi con uno dei maggiori finanziatori e per poco non è andato tutto in fumo. Il film alla fine è stato prodotto in poco tempo e con un budget molto limitato, come un indie movieBae Doona non lo menziona in questa sede ma né lei né Kim Sae-ron sono state pagate per il film: ha scelto di aiutare così la regista perché credeva profondamente nel film.
Molte domande come spesso succede nelle conversazioni con gli attori riguardano il personaggio che Doona interpreta nel film, se le assomigli, come abbia fatto ad entrare nella parte e se si sia ispirata a qualche persona reale e come si sia preparata con Kim per ottenere quella chimica tra di loro che si sente nel film. Doona ride e ribadisce che ancora si stupisce di quanto questo film sia conosciuto e apprezzato fuori dalla Corea. Fa lunghe pause per pensare accarezzandosi i capelli. “Non ho dovuto prepararmi molto, ho letto la sceneggiatura che come ho già detto era bellissima ed è venuto tutto naturale”. E’ confusa su come rispondere. “Mi piacerebbe avere un segreto da rivelarvi su come entro nella parte, ma non ce l’ho. Mia madre è un’attrice e le ho chiesto tante volte di svelarmi quel metodo, ma lei non mi ha mai detto nulla. Forse è quello il segreto, ognuno trova il suo modo”. E ancora: “Ho svariati amici gay, ma non sono stata ad indagare e chiedere consigli… Ho solo fatto quello che avrei fatto io, l’amore è sempre amore”.
Poi su Kim Sae-ron, la bravissima co-protagonista: “In Corea sono ossessionati dai ruoli maschili dominanti, non si vede quasi mai un personaggio femminile, indipendente e forte. Io sono convinta che Kim abbia interpretato il ruolo femminile migliore nella storia del cinema coreano. Kim è un’attrice affermata in Corea, nonostante la giovanissima età, aveva circa 12 anni quando abbiamo girato, ma lei recita da quando ne aveva 4 (è la bambina di A Man From Nowhere, ndr.) e fuori dal set siamo state un po’ insieme ma non tanto. Non volevo che si abituasse troppo alla vera me, volevo che sul set mi vedesse solo come il personaggio del film e non come sono io in realtà. Perché io non sono così”. Ride adocchiando qualcuno nel pubblico. “Io sono allegra e… lei lo sa!”, dice indicando quel qualcuno di prima.

Sense8. In sala c'è Tuppence Middleton, attrice britannica che con Doona ha girato Sense8, serial televisivo dei Wachowski che uscirà in Italia ad ottobre sulla piattaforma Netflix. È tra il pubblico e ha l’aria di aspettarla per andare a fare baldoria più tardi. Ridono. La presenza di Middleton devia l’attenzione su Sense8. Anche qui Doona non sa bene come rispondere, è stato un lungo lavoro, girato in nove paesi diversi. “Che dire, ci siamo legati molto, siamo come una grande famiglia e come nella serie abbiamo sviluppato una connessione quasi telepatica fra di noi”. Parole che potrebbero sembrare uscite da un comunicato stampa, ma che dette da lei no, e ride ancora, indicando la sua complice. “Chiedetelo a lei!”.
I Wachowski sicuramente hanno aiutato questo processo, Doona aveva già lavorato con loro in Cloud Atlas e in altre interviste li ha definiti quasi come dei genitori per lei.

Sentimenti. Tornando al film, Doona comincia a raccontarci di una storia personale che le aveva ricordato molto ciò che il suo personaggio fa nel film con la bambina (cioè ospitarla e prendersi cura di lei), però si interrompe e ridendo ci dice: “Questo non l’ho mai raccontato in pubblico, quindi vi prego di non farlo uscire da qui” e continua a raccontarci questa storia (che non dirò) successa appena dopo aver girato Cloud Atlas e di questa persona che si prese cura di lei a Londra. “Avrei tanto voluto che questa persona venisse alla proiezione” sussurra e fa una lunga pausa. “Ma è morta pochi giorni prima”. Accidenti, questa non se l’aspettava nessuno di noi! Doona ora piange, grosse lacrime le scendono giù, noi siamo agghiacciati, non sappiamo che fare. Io e Suzanne ci guardiamo a bocca aperta, poi però, dopo alcuni secondi durati un’eternità, qualcuno le offre un fazzoletto, qualcun altro le dice delle parole di conforto, si riprende, ci sorride, siamo intorno a lei. Non capita spesso di veder piangere un personaggio pubblico, è stato molto coraggioso da parte sua aprirsi e raccontarci questa storia. Sicuramente questo episodio ha portato la conversazione su un livello più intimo, ci sentiamo tutti un po’ diversi, meno distanti. Doona riprende a parlare e rispondere alle domande. Ci dice con entusiasmo: “Dopo tutte queste parti drammatiche, adesso avrei veramente voglia di interpretare un ruolo comico! Il mio sogno è di lavorare con Stephen Chow, lui è un genio assoluto!".

Finale a sorpresa. La moderatrice però ora pensa sia arrivato il momento di finire e comincia la formula di chiusura. Ma Doona salta su: “Hey, no! Ora tocca a voi dire a me che ne pensate del film!”. Scoppiamo tutti a ridere e contenti ci sediamo di nuovo. In questo Q&A al contrario cominciamo a dirle i nostri pareri e una donna le racconta della madre (coreana) e dei problemi e le umiliazioni subite in Corea a causa di una relazione omosessuale e poi ancora un’altra persona si apre e racconta la sua storia di abusi in Corea. Insomma la serata sembra essersi trasformata ancora una volta in una sessione di terapia di gruppo! Un’esperienza realmente unica.
La sala però adesso serve per un’altra proiezione, è veramente ora di andare, ma nessuno ne ha voglia. Ci fermiamo nel foyer con Doona per un’interminabile turno di saluti, chiacchiere, complimenti, foto, autografi e selfies a cui si sottopone con allegria.

Poi la Middleton la prende per mano e ce la porta via.



Adriana Rosati

Segnata a vita da cinemini di parrocchia e dosi massicce di popcorn, oggi come da bambina, quando si spengono le luci in sala mi preparo a viaggiare.

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